Italia Ciclismo

Simoni, lo Zoncolan è ancora tuo.

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Non era la tappa regina, bensì quella più temuta. Una sola ascesa significativa, ma quella più terribile: il Monte Zoncolan, per di più tirato a lucido e affrontato dal versante più duro, con punte al 22% e una pendenza media da far tremare i polsi.
Dopo la pax austriaca di ieri ( causa freddo), anche la prima parte della tappa odierna non regalava trappole o fughe con uomini di classifica. Una sola fuga partiva da lontano, con dentro in particolare Codol, Cioni e con il sempre più fantozziano Bettini: il campione del mondo si lanciava in una fuga irreale che si sarebbe inesorabilmente arenata sui tornanti della spietata montagna friulana, sprecando ulteriori energie. Il gruppo arrivava così compatto fino ai piedi dello Zoncolan, e sembrava di vedere certe tappe del Tour, quando la corsa vive sull’attesa dell’unica, secca, salita. Tutti cercano di iniziare la salita davanti, proprio come all’Alpe d’huez. Di Luca stavolta veniva pilotato nel primo tratto dai suoi gregari, ma quando è cominciato il punto più aspro, Simoni lo ha leggermente staccato con un magistrale forcing. La freddezza che contraddistingue il killer abruzzese non gli ha fatto perdere la calma, in quanto era evidente che Gibo non era quello mostruoso del 2003, e che il distacco si poteva tranquillamente contenere entro il minuto. Nemmeno quando Piepoli e Schleck hanno raggiunto il trentino, Di Luca ha battuto ciglio, conservando un’invidiabile aplomb, e tenendo il solito, innocuo Cunego come riferimento tra sé e i battistrada. Splendido lo scenario naturale, che sembrava evocare fantasmi carnici da prima guerra mondiale, e quello offerto dai corridori, costretti ad una fatica immane.
La tappa si è decisa nell’ultimo chilometro. Mentre Cunego e Di Luca si riportavano sotto, permettendo alla maglia rosa di contenere l’emorragia in classifica da Schleck, il terzetto di testa si sfaldava a poche centinaia di metri dall’arrivo. Piepoli appariva nettamente il più agile dei tre e teneva alto il ritmo per scongiurare l’eventuale ritorno degli immediati inseguitori e infine dava la tirata decisiva, scrollandosi il giovane, magnifico lussemburghese e portandosi dietro Gibo. Al suo vecchio capitano, l’altrettanto attempato scalatore pugliese lasciava l’onore di una vittoria che suggella la carriera del più forte scalatore al Giro degli ultimi 8 anni. Troppo buono, il Trullo Volante, che già ha dovuto vanificare un probabilissimo podio per inseguire le velleità in rosa del suo capitano a Briançon, e che già aveva evitato di staccare Riccò alle Tre Cime, concedendogli pure la tappa. Evidentemente, gregari ( benché signori) si nasce. Peccato che Simoni in diretta televisiva, ad una precisa domanda su cosa sarebbe successo se Piepoli fosse stato capitano di un’altra squadra, abbia risposto lapalissianamente che avrebbe voluto aver qualche anno in meno ( ma va?). Applausi all’uomo di Palù di Giovo per la tenacia e l’attitudine pugnace di sempre, ma il vincitore morale è certamente Piepoli oggi.
In classifica, poche novità di rilievo. Mazzoleni è precipitato al quinto posto, come ci si aspettava. Di Luca a questo punto ha 2 minuti e 24 secondi su Schleck e quattro secondi in più su Simoni. Dato che il giovane lussemburghese non eccelle particolarmente nella prova contro il tempo, la crono di Verona dovrebbe permettere all’abruzzese di festeggiare il suo primo giro in rosa. Simoni proverà a resistere all ‘assalto dell’ odiato Cunego, che a un minuto di distacco potrebbe, nella sua città, portargli via l’ottavo podio ( sarebbe record) se riuscisse a eguagliare la sua performance nella crone del Tour 2006. Sarebbe l’unico modo per Damiano di salvare in extremis un Giro complessivamente mediocre,in attesa di ripensare alle sue strategie, soprattutto in materia di preparazione (e di “preparatori”).

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L’agguato di Simoni, il colpaccio di Garzelli

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L’orgoglio del campione. Gilberto Simoni ieri aveva l’umore sotto i tacchi. Marmoreo nella pedalata nel tratto più duro della cronoscalata verso Oropa, impotente di fronte allo strapotere della maglia rosa Di Luca e umiliato dal suo gregario Piepoli: proprio lui che è stato lo scalatore principe al Giro in questo decennio. Mentre al massimo si poteva aspettare un colpo di coda nel tappone dolomitico di domani, o nel “suo” Zoncolan, Simoni ha rotto gli indugi oggi. Raccogliendo gli applausi anche di chi, come noi, non si è mai stracciato le vesti per il poco simpatico corridore di Palù di Giovo.
In teoria oggi era una tappa di trasferimento, con un paio di montagne da scalare lontano dal traguardo di Bergamo. Una frazione adatta ai guastatori di giornata fuori classifica, o agli attardati. E infatti Savoldelli, Bettini e Garzelli si sono lanciati in un’azione corsara sulla discesa dal Passo San Marco. E Gibo ha colto l’attimo, sfruttando le sue ottime doti di discesista e la prudenza di Di Luca in tale esercizio (Danilo ha saggiamente incollato il fido Pellizzotti a Simoni), e affondando la lama dello sfidante.
Iniziava così una storia terribilmente eccitante. Il gruppetto di testa accumulava circa un minuto, e metteva una pressione inusitata sulle spalle di Di Luca. La magnifica squadra della maglia rosa, la Liquigas che aveva dominato la prima settimana del Giro, si liquefa in pochissimi chilometri. nella seconda ascesa di giornata ( La trinità Dossena). Di Luca rimane solo a organizzare l’inseguimento, ed è persino costretto a far richiamare Pellizzoti per dargli man forte. A quel punto entra in scena la Lampre: la squadra di Bruseghim Cunego e Vila, tutti e tre nei primi cinque. Il team di Beppe Saronni decide di tarpare le ali a Simoni, e inizia a tirare per proteggere le proprie posizioni da podio, invece di far saltare la maglia rosa. Scelta certamente discutibile: si poteva far partire Bruseghin o lo stesso Cunego in contropiede. La forma di Damiano, il suo polso nel gestire la squadra sono certamente alcuni dei tasselli più intricati del puzzle che dovrà svelarsi già a partire da domani, Il treno Lampre-Di Luca-Shleck riesce tuttavia a limitare i danni. Là davanti Simoni cerca l’azione personale ( non vince unaatappa al Giro da tre anni) e si avvantaggia nello strappetto di Bergamo Alta che portava al traguardo, per poi venire risucchiato e superato a venti metri dal traguardo da una stupefacente azione di Garzelli ( forse aiutato dalla scia di una moto galeotta). Niente da fare anche stavolta per Gibo, il quale però dovrebbe essere ottimista. Domani l’arrivo alle tre Cime di Lavaredo potrebbe davvero cambiare le carte in tavola. Se è vero che quando uno attacca in discesa forse non è più tanto forte in salita ( si pensi al Lemond del Tour 1991), va altresì considerato che Riccò e Piepoli oggi non hanno praticamente mosso un muscolo, e domani potranno essere armi decisive nel mettere in difficoltà il killer abruzzese in rosa. Sempre che la Lampre sciolga i suoi amletici dubbi, e faccia vedere cosa è venuta fare in questo Giro.

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