Italia Ciclismo

L’agguato di Simoni, il colpaccio di Garzelli

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L’orgoglio del campione. Gilberto Simoni ieri aveva l’umore sotto i tacchi. Marmoreo nella pedalata nel tratto più duro della cronoscalata verso Oropa, impotente di fronte allo strapotere della maglia rosa Di Luca e umiliato dal suo gregario Piepoli: proprio lui che è stato lo scalatore principe al Giro in questo decennio. Mentre al massimo si poteva aspettare un colpo di coda nel tappone dolomitico di domani, o nel “suo” Zoncolan, Simoni ha rotto gli indugi oggi. Raccogliendo gli applausi anche di chi, come noi, non si è mai stracciato le vesti per il poco simpatico corridore di Palù di Giovo.
In teoria oggi era una tappa di trasferimento, con un paio di montagne da scalare lontano dal traguardo di Bergamo. Una frazione adatta ai guastatori di giornata fuori classifica, o agli attardati. E infatti Savoldelli, Bettini e Garzelli si sono lanciati in un’azione corsara sulla discesa dal Passo San Marco. E Gibo ha colto l’attimo, sfruttando le sue ottime doti di discesista e la prudenza di Di Luca in tale esercizio (Danilo ha saggiamente incollato il fido Pellizzotti a Simoni), e affondando la lama dello sfidante.
Iniziava così una storia terribilmente eccitante. Il gruppetto di testa accumulava circa un minuto, e metteva una pressione inusitata sulle spalle di Di Luca. La magnifica squadra della maglia rosa, la Liquigas che aveva dominato la prima settimana del Giro, si liquefa in pochissimi chilometri. nella seconda ascesa di giornata ( La trinità Dossena). Di Luca rimane solo a organizzare l’inseguimento, ed è persino costretto a far richiamare Pellizzoti per dargli man forte. A quel punto entra in scena la Lampre: la squadra di Bruseghim Cunego e Vila, tutti e tre nei primi cinque. Il team di Beppe Saronni decide di tarpare le ali a Simoni, e inizia a tirare per proteggere le proprie posizioni da podio, invece di far saltare la maglia rosa. Scelta certamente discutibile: si poteva far partire Bruseghin o lo stesso Cunego in contropiede. La forma di Damiano, il suo polso nel gestire la squadra sono certamente alcuni dei tasselli più intricati del puzzle che dovrà svelarsi già a partire da domani, Il treno Lampre-Di Luca-Shleck riesce tuttavia a limitare i danni. Là davanti Simoni cerca l’azione personale ( non vince unaatappa al Giro da tre anni) e si avvantaggia nello strappetto di Bergamo Alta che portava al traguardo, per poi venire risucchiato e superato a venti metri dal traguardo da una stupefacente azione di Garzelli ( forse aiutato dalla scia di una moto galeotta). Niente da fare anche stavolta per Gibo, il quale però dovrebbe essere ottimista. Domani l’arrivo alle tre Cime di Lavaredo potrebbe davvero cambiare le carte in tavola. Se è vero che quando uno attacca in discesa forse non è più tanto forte in salita ( si pensi al Lemond del Tour 1991), va altresì considerato che Riccò e Piepoli oggi non hanno praticamente mosso un muscolo, e domani potranno essere armi decisive nel mettere in difficoltà il killer abruzzese in rosa. Sempre che la Lampre sciolga i suoi amletici dubbi, e faccia vedere cosa è venuta fare in questo Giro.

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