Italia Ciclismo

Il Morso del cobra sulle Tre Cime

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In un mondo del ciclismo sempre più squassato dal fantasma del doping, ci voleva una tappa del genere per riconciliare gli appassionati con lo sport del pedale. La scenografia è stata anzitutto fantastica. Lo scenario dolomitico, con saliscendi impietosi con approdo finale nella terribile salita delle Tre Cime di Lavaredo, in cui Merckx costruì nel 1968 una delle perle più luminose della sua inimitabile carriera. A ciò aggiungete un contesto meteorologico caratterizzato da pioggia e freddo, e una situazione di classifica fluida e incerta, e il piatto delle emozioni forti domenicali è servito.
Danilo Di Luca temeva questa tappa come nessuna. E i 190 chilometri del percorso odierno sono stati come da pronostico disseminati di trappole per la maglia rosa. La più annunciata era quella orchestrata dal suo rivale più temuto, Gilberto Simoni. Il vecchio leone trentino mandava in avanscoperta i suoi due luogotenenti terribili, Leonardo Piepoli e Riccardo Riccò, scattati già sul passo Pellegrino. Sembrava il preludio a un attacco di Gibo: attacco che non sarebbe invece avvenuto. Simoni ha dunque potuto far mostra di grande magnanimità a fine gara, felicitandosi coi suoi compagni per la strepitosa azione. Avessero avuto più libertà anche sulle Alpi piemontesi, forse il Giro oggi avrebbe un equilibrio diverso. Piepoli e Riccò hanno compiuto una fuga di un centinaio di chilometri per giocarsi la vittoria di tappa, affermazione parziale che ha arriso al “cobra” modenese: primo tassello di una carriera che promette di essere eccezionale per lo spavaldo ragazzino.
Mentre la minaccia di Simoni si rivelava dunque una tigre di carta, una ben più consistente trappola scattava per la bionda maglia rosa. Sulla discesa del Passo Giau, il fenomenale discesista Savoldelli pilotava il compagno di squadra Eddy Mazzoleni, ben piazzato in classifica generale, a tentare l’azione impossibile, approfittando della notoria idiosincrasia di Di Luca per le picchiate. L’abruzzese, lasciato solo dalla sua disastrosa LIQUEFAT, accumulava rapidamente quei minuti necessari a fargli perdere virtualmente la maglia, anche perché gli uomini di classifica al suo fianco agivano da sfingi. Anche all’inizio della terribile salita che si arrampicava verso le Tre Cime, il corpulento Mazzoleni sembrava sfidare le leggi del ciclismo procedendo come una locomotiva. Ci voleva dunque che il “killer” abruzzese si impegnasse in prima persona sull’ultima ascesa per limitare i danni e salvare la baracca, come puntualmente accaduto.
Danilo è nettamente il favorito per la vittoria finale dunque, e mercoledì l’arrivo allo Zoncolan, salita secca, lo favorirà certamente e potrà scavare altri secondi tra sé e Mazzoleni in vista della crono finale. A meno che non scattino altre trappole, come negli ultimi due giorni. Chissà che anche Cunego non riesca a inventarsi qualcosa per dare un senso al suo Giro. Anche oggi Damiano non ha convinto: un suo scatto nell’ultima ascesa è stato rintuzzato da Di Luca con facilità irrisoria,e quando è stata la maglia rosa ad accelerare si è fatta notte fonda per l’efebico vincitore del Giro 2004. Stendiamo poi un velo pietoso sulla gestione tattica della corsa con la squadra. Il veronese appare tremendamente imballato, ed evidentemente la sua discussa partnership col sulfureo Dottor Cecchini, en passant collaboratore di un certo Bjarne Riis oggi di nuovo alla ribalta, non sta portando i frutti sperati. Molto meglio l’altro baby terribile Shleck, freddo e calcolatore, mentre la ribalta è ovviamente tutta per Riccò. Si sprecano i paragoni con Pantani, che peraltro sono decisamente fuori luogo. Pantani sarebbe arrivato da solo oggi al traguardo.

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