A volte ritornano: Mayo sbuca nella bufera
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mayo5.jpgIban Mayo era l’enfant prdige del ciclismo iberico nel 2003. Vinse sull’ Alpe d’huez, la montagna di Coppi e Pantani, col piglio dei grandi, distanziando Lance Armstrong di oltre un minuto. Fu la mina vagante del Tour de France più battagliato dell’era Armstrong, mimando molte certezze dell’americano e innescando sovente la battaglia. Lance restituì lo sgarbo un anno dopo, con la cattiveria che gli è riconosciuta: attaccando nel terreno più odiato dalllo scalatore basco, il pavé in pianura, complice una caduta. Risultato: Tour de France 2004 perso prima ancora che fosse veramente iniziato. Da lì la discesa in una spirale senza fine, caratterizzata da risultati scadenti e crisi isterico-depressivo rimaste celebri, sulla falsariga di un altro grande scalatore iberico, tragicamente scomparso, “Chapa” Jimenez.
Arrivato al Giro nella fortissima Saunier-Duval, Mayo avrebbe dovuto in teoria spalleggiare Simoni negli attacchi montani a Di Luca, lasciando interamente la scena però ai vari Piepoli e Riccò. Faceva quasi tenerezza mercoledì, sullo Zoncolan. Passato in testa ai piedi della salita, il suo forcing era durato si e no un centinaio di metri. Un campione che sembrava irrimediabilmente perduto.
Oggi, inopinatamente, la resurrezione, con la vittoria nella Treviso-Terme Comano di 179 km. E non certo in salita, bensì scattando in contropiede sulla discesa dell’unica asperità di giornata significativa, il Pian delle Fugazze. Un drappello di fuggitivi, sotto la pioggia che ha battuto incessantemetne per tutta la gionata si avvantaggiava in maniera decisiva.Gli ultimi 50 km della corsa hanno vissuto dunque sui tentativi degli eroi di giornata di cogliere l’affermazione parziale nell’ultima tappa disponibile ( cronometro e passerella per sprinter ci aspettano). Mayo coglieva l’attimo e prima si staccava dal gruppetto raggiungendo il fuggitivo Anguancil, per poi staccarlo sull’ultimo strappetto di giornata, resistendo infine al ritorno di un plotoncino di aspiranti guastatori guidati dal prode Visconti. Mayo conquista così la vittoria più insolita per uno scalatore, attaccando in discesa e riscattandosi: un po’ come il Chiappucci della Tarbes-Pau al Tour de France del 1993. Sarà il primo passo della rinascita? Chissà: certamente, non si vince sull’Alpe d’Huez per caso.
Le cattive condizioni metereologiche hanno di fatto inficiato eventuali scaramuccie tra gli uomini di classifica. Nessuno se l’è sentita di rischiare in discesa : buon per Di Luca, che temeva le micidiali rasoiate di Mazzoleni ( scortato da Savoldelli) o le invenzioni della Saunier. C’ è stata bagarre soltanto nella salita delle Fugazze. Lo stoico Piepoli si è messo come d’abitudine a fare il bravo gregario, dando una tirata che ha scremato il gruppetto maglia rosa. Poi si muoveva MAzzoleni, forse pensando di scattare poi in discesa, ma era Schleck in persona a muoversi e a taappare il buco. Tutto facile dunque per Di Luca, che si è anche permesso di scattare in testa una volta effettuato il ricongiumgimento: come a dire, fate pure,tanto il più forte sono io.
Domani è prevista la cronometro conclusiva. Il “Killer” aspetta soltanto la consacrazione definitiva.
