Soler e Contador, le nuove aquile
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La tappa odierna è stata caratterizzata dalle imprese di Mauricio Soler e Alberto Contador, i due giovani scalatori che hanno fatto saltare il banco alla Grand Boucle. Una tappa disegnata malissimo, col traguardo a 40 km dalla vetta dal Galibier,ma che presentava due salite mitiche: l’Iseran e il Galibier appunto. L’ Iseran coi suoi oltre 2700 metri è la vetta più alta di questo Tour, e ha riportato in mente il suo ultimo scollinamento del 1992, quando Chiappucci si inventò l’impresa della carriera, facendo tremare il grande Indurain con una eroica fuga da lontano. Il Galibier è invece la montagna di Francia più bella per i nostri colori, trampolino di lancio per i sogni in giallo di Bartali, Coppi e Pantani.
Il colombiano ha rinnovato l’epopea dei grimpeur del suo paese, rinverdendo i fasti di Lucho Herrera e “Cacaito” Rodriguez, vincendo in maniera davvero spettacolare. Egli è scattato sulle prime rampe del Galibier, ha raggiunto il drappello di fuggitivi che si era involato sull’Iseran (tra cui un volitivo Popovych), li ha staccati quando è cominciato il tratto più impegnativo della montagna. Si è poi lanciato in picchiata nella discesa verso Briançon, amministrando il vantaggio sul gruppo maglia gialla e tagliando il traguardo per una meritatissima vittoria di tappa. Affermazione significativa anche perché il 24 enne colombiano corre per la piccola Barloworld, piccola squadra che ha dato una bella lezione ai palloni gonfiati del ProTour.
Alberto Contador ha invece tenuto fede alla sua fama di scalatore esplosivo, dopo i fasti della Parigi-Nizza di quest’anno. Lo spagnolo ha piazzato uno scatto secco fenomenale nel tratto più duro del Galibier, come non si vedeva dai tempi di Pantani: ciò gli ha permesso di guadagnare oltre un minuto sul gruppo di Rasmussen, che veniva di volta in volta sostenuto dagli scattini con cui Valverde cercava di far rotolare sempre più giù Vinoukourov. Cantador ha pagato la troppa distanza dal traguardo, nonostante fosse coadiuvato dal compagno di squadra Popovych, ma oggi possiamo ben dire di aver assistito alla consacrazione di un fenomeno.
Per quanto concerne gli equilibri di classifica, la giornata ha definitivamente tagliato fuori Vinoukourov, il grande favorito della vigilia. Troppo laceranti le ferite al ginocchio per il kazakho, il quale dovrà cedere lo scettro di capitano Astana all’ottimo Kloeden, il quale ha invece resistito benissimo e si candida tra i grandi papabili all’arrivo in giallo a Parigi. Valverde è stato meno speculativo del solito, ma in salita non è sembrato forte come ci si aspettava. I suoi scattini alla fine hanno soltanto tolto di mezzo “Vino” e Schleck, ma ci si aspettava molto di più. Sulla rampa di Briançon ha comunque conquistato un secondo posto sia nella tappa che nella generale: il grande favorito è ancora il bel tenebroso murciano. Molto bene anche Rasmussen, che non ha patito grandi difficoltà e che in attesa delle cronometro resterà in giallo. Positive anche le prestazioni di un Mayo sempre più convincente, di un Evans che è stato tra i migliori sul Galibier e di un Sastre
che come sempre fa della costanza la sua arma, un po’ come lo stoico Moreau idolo dei francesi: non sarà un campione, ma è sempre tra i primi, in un modo o nell’altro.
Classifica molto corta, nessun padrone, prospettive scoppiettanti: sui Pirenei ci sarà da divertirsi.
