Il morso del cobra: Riccò si esalta sui Pirenei.
E bravo Riccardo Riccò! Il cobra emiliano coglie la seconda vittoria di tappa sui Pirenei in altrettante tappe di (semi) montagna, e fa pregustare quello che potrà avvenire quando saranno varcate salite ben più poderose, dalla Bonette a l’Alpe d’Huez: e i media, non solo italiani, giustamente glorificano l’azione dell’alfiere della Saunier-Duval, sgusciato via con la perversa sinuosità di un crotalo. Il magnifico scatto sull’ Aspin ha dato una bella mazzata al gruppo di “vegetali” arroccati intorno al claudicante leader in pectore Cadel Evans, con Valverde piantato nonostante disponga di una corazzata e i robotini CSC di “mister 60%” Bjarne Riis che si stanno dilaniando in rivalità interne, per poi risultare palesemente incapaci di organizzare l’inseguimento persino nella discesa verso il traguardo. Una vittoria che ha ricordato la prima di Marco Pantani al Giro d’Italia nel 1994, quando il Pirata scatto sul Giove approfittando del grande sonno dei vari indurain e Bugno per poi planare come un falco verso Merano.
L’unico ad aver acceso un po’ le polveri dietro Riccardino è stato nientepopodimeno che Vincenzo Nibali: sì, proprio lui, colui che da due anni viene immancabilmente citato dagli addetti ai lavori come il futuro campionissimo di pedale azzurro ma che in questo Tour si è già scornato sulle asprezze della Grand Boucle. Evidentemente geloso verso chi campione lo è nato e non ha bisogno di maturare per diventarlo, il siciliano ha provato a riportare sotto il gruppo: tutto inutile, Riccò non ha perso un secondo del suo vantaggio ed ha colto sua seconda vittoria ( facendo meglio del suo ex capitano Simoni, capace di cogliere in Francia soltanto una misera vittoria di tappa, a proposito di rosiconi).
Si sprecano ovviamente i paragoni con Pantani, ma andiamo cauti. Parliamo di due scalatori diversi,appartenenti soprattutto a due epoche diverse: Marco asfissiava gli avversari sapendo dare continuità alla sua bruciante sparata iniziale, Riccò deve ancora dimostrare ciò in una salita tipo il Mortirolo, ma vanta maggiore velocità rispetto al romagnolo. Sicuramente Riccò è animato dalla medesima irrazionalità creativa del Pirata, e in questo primo scorcio di Tour sta rammentando proprio le imprese di Marco nel suo primo Tour del 1994. Ricordate? Marco non vinse nessuna tappa, perché peccò di inesperienza, attaccando ogni qualvolta la strada saliva. A Hautacam scattò sulle prime rampe, pagando poi dazio alla ruggine data dai 10 giorni di pianura e venne ripreso da un Indurain scatenato. Sul Ventoux diede una dimostrazione di forza pazzesca, peccato che la cima fosse a 40 chilometri e venne poi agguantato in pianura. E sulle Alpi le fughe partite da lontano pianificarono regolarmente tutti gli scatti che fecero venire il mal di testa al divin tenebroso Navarro e che gli permisero comunque di scalzare i galletti Virenque e Leblanc sul Podio nei Campi Elisi. Riccò ieri ha tentato un azzardo simile, e i suoi avversari si sono rivelati talmente pavidi da permettergli di far fruttare al meglio le sue carte. Ma il bello deve ancora venire: la posta in palio potrebbe rivelarsi ben più ghiotta.











