Italia Ciclismo

Il volo del Falco, il sigillo del Killer

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Giro D'Italia 2007 — Junio Murgia 2 Giugno 2007 @ 23:24

savoldelli1.jpgMeritatissima vittoria di Paolo Savoldelli nei quarantatrè km a cronometro da Bardolino e Verona. Il “falco” bergamasco ha suggellato magnificamente un Giro d’Italia anomalo, che vale probabilmente più dei due giri che pure aveva concluso in rosa. Dopo la caduta di Pinerolo, l’agonia nel tappone di Briançon: altri al suo posto si sarebbero ritirati per preparare il Tour de France. e invece Paolo si è messo al servizio del gregario Mazzoleni, pilotandolo in discesa nelle dolomiti all’assalto del primato, e scortandolo con encomiabile ardore in tutta l’ultima settimana. Se Eddy è salito sul podio, in parte lo deve all’umiltà del suo capitano. Adesso per il falco c’è il Tour, nel quale dovrà in teoria spalleggiare il favoritissmo Vinokourov. Chissà che la fortuna non gli renda ciò che gli ha tolto in questo Giro: il percorso del Tour gli si addice del resto. A cronometro è migliorato tantissimo, e in Francia troverà ben due prove sulla falsariga di quella odierna. Le tappe alpine e pirenaiche invece, per quanto intense, non presenteranno ascese impossibili e il Falco potrebbe far valere le sue destabilizzanti doti di discesista. Ne vedremo delle belle.
Ma oggi è stata la consacrazione di Danilo Di Luca.Come previsto, l’abruzzese ha concesso pochissimo al fenicottero lussemburghese Schleck, il quale a nemmeno 22 anni coglie un secondo posto che sembra dire: il futuro è tuo. Il terzo gradino del podio, come già detto, è stato preso da Mazzoleni. Il bergamasco ha scalzato un Simoni notoriamente a disagio nella prova contro il tempo, e probabilmente appagato dall’apoteosi sullo Zoncolan. Nente da fare invece per Cunego, sempre più un corridore né carne e né pesce. Potente ma non devastante, e quindi incapace di sprigionare una potenza di fuoco significativa nei tratti da rapportoni in pianura, ma ormani nemmeno più agile in salita come un tempo. Un corridore da quarto posto, appunto. Speriamo davvero che il giovane fan di Nirvana e Doors si riprenda.
Il Giro si concluderà domani con la passerella a Milano, teatro di una probabile volata. Bettini potrebbe tentare di scompaginare le carte per cogliere una vittoria di tappa con la maglia iridata, magari assieme a qualche tipico attaccante da missione impossibile, come i russi della Tinkoff ( un nome su tutti: Ignatiev). Vedremo. Ciò che è certo, è che il “killer” domani sarà il primo “terrone” a vincere il Giro, come egli stesso ha simpaticamente affermato.

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A volte ritornano: Mayo sbuca nella bufera

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Giro D'Italia 2007 — Junio Murgia 1 Giugno 2007 @ 19:01

mayo5.jpgIban Mayo era l’enfant prdige del ciclismo iberico nel 2003. Vinse sull’ Alpe d’huez, la montagna di Coppi e Pantani, col piglio dei grandi, distanziando Lance Armstrong di oltre un minuto. Fu la mina vagante del Tour de France più battagliato dell’era Armstrong, mimando molte certezze dell’americano e innescando sovente la battaglia. Lance restituì lo sgarbo un anno dopo, con la cattiveria che gli è riconosciuta: attaccando nel terreno più odiato dalllo scalatore basco, il pavé in pianura, complice una caduta. Risultato: Tour de France 2004 perso prima ancora che fosse veramente iniziato. Da lì la discesa in una spirale senza fine, caratterizzata da risultati scadenti e crisi isterico-depressivo rimaste celebri, sulla falsariga di un altro grande scalatore iberico, tragicamente scomparso, “Chapa” Jimenez.
Arrivato al Giro nella fortissima Saunier-Duval, Mayo avrebbe dovuto in teoria spalleggiare Simoni negli attacchi montani a Di Luca, lasciando interamente la scena però ai vari Piepoli e Riccò. Faceva quasi tenerezza mercoledì, sullo Zoncolan. Passato in testa ai piedi della salita, il suo forcing era durato si e no un centinaio di metri. Un campione che sembrava irrimediabilmente perduto.
Oggi, inopinatamente, la resurrezione, con la vittoria nella Treviso-Terme Comano di 179 km. E non certo in salita, bensì scattando in contropiede sulla discesa dell’unica asperità di giornata significativa, il Pian delle Fugazze. Un drappello di fuggitivi, sotto la pioggia che ha battuto incessantemetne per tutta la gionata si avvantaggiava in maniera decisiva.Gli ultimi 50 km della corsa hanno vissuto dunque sui tentativi degli eroi di giornata di cogliere l’affermazione parziale nell’ultima tappa disponibile ( cronometro e passerella per sprinter ci aspettano). Mayo coglieva l’attimo e prima si staccava dal gruppetto raggiungendo il fuggitivo Anguancil, per poi staccarlo sull’ultimo strappetto di giornata, resistendo infine al ritorno di un plotoncino di aspiranti guastatori guidati dal prode Visconti. Mayo conquista così la vittoria più insolita per uno scalatore, attaccando in discesa e riscattandosi: un po’ come il Chiappucci della Tarbes-Pau al Tour de France del 1993. Sarà il primo passo della rinascita? Chissà: certamente, non si vince sull’Alpe d’Huez per caso.
Le cattive condizioni metereologiche hanno di fatto inficiato eventuali scaramuccie tra gli uomini di classifica. Nessuno se l’è sentita di rischiare in discesa : buon per Di Luca, che temeva le micidiali rasoiate di Mazzoleni ( scortato da Savoldelli) o le invenzioni della Saunier. C’ è stata bagarre soltanto nella salita delle Fugazze. Lo stoico Piepoli si è messo come d’abitudine a fare il bravo gregario, dando una tirata che ha scremato il gruppetto maglia rosa. Poi si muoveva MAzzoleni, forse pensando di scattare poi in discesa, ma era Schleck in persona a muoversi e a taappare il buco. Tutto facile dunque per Di Luca, che si è anche permesso di scattare in testa una volta effettuato il ricongiumgimento: come a dire, fate pure,tanto il più forte sono io.
Domani è prevista la cronometro conclusiva. Il “Killer” aspetta soltanto la consacrazione definitiva.

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Simoni, lo Zoncolan è ancora tuo.

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Giro D'Italia 2007 — Junio Murgia 30 Maggio 2007 @ 17:35

Non era la tappa regina, bensì quella più temuta. Una sola ascesa significativa, ma quella più terribile: il Monte Zoncolan, per di più tirato a lucido e affrontato dal versante più duro, con punte al 22% e una pendenza media da far tremare i polsi.
Dopo la pax austriaca di ieri ( causa freddo), anche la prima parte della tappa odierna non regalava trappole o fughe con uomini di classifica. Una sola fuga partiva da lontano, con dentro in particolare Codol, Cioni e con il sempre più fantozziano Bettini: il campione del mondo si lanciava in una fuga irreale che si sarebbe inesorabilmente arenata sui tornanti della spietata montagna friulana, sprecando ulteriori energie. Il gruppo arrivava così compatto fino ai piedi dello Zoncolan, e sembrava di vedere certe tappe del Tour, quando la corsa vive sull’attesa dell’unica, secca, salita. Tutti cercano di iniziare la salita davanti, proprio come all’Alpe d’huez. Di Luca stavolta veniva pilotato nel primo tratto dai suoi gregari, ma quando è cominciato il punto più aspro, Simoni lo ha leggermente staccato con un magistrale forcing. La freddezza che contraddistingue il killer abruzzese non gli ha fatto perdere la calma, in quanto era evidente che Gibo non era quello mostruoso del 2003, e che il distacco si poteva tranquillamente contenere entro il minuto. Nemmeno quando Piepoli e Schleck hanno raggiunto il trentino, Di Luca ha battuto ciglio, conservando un’invidiabile aplomb, e tenendo il solito, innocuo Cunego come riferimento tra sé e i battistrada. Splendido lo scenario naturale, che sembrava evocare fantasmi carnici da prima guerra mondiale, e quello offerto dai corridori, costretti ad una fatica immane.
La tappa si è decisa nell’ultimo chilometro. Mentre Cunego e Di Luca si riportavano sotto, permettendo alla maglia rosa di contenere l’emorragia in classifica da Schleck, il terzetto di testa si sfaldava a poche centinaia di metri dall’arrivo. Piepoli appariva nettamente il più agile dei tre e teneva alto il ritmo per scongiurare l’eventuale ritorno degli immediati inseguitori e infine dava la tirata decisiva, scrollandosi il giovane, magnifico lussemburghese e portandosi dietro Gibo. Al suo vecchio capitano, l’altrettanto attempato scalatore pugliese lasciava l’onore di una vittoria che suggella la carriera del più forte scalatore al Giro degli ultimi 8 anni. Troppo buono, il Trullo Volante, che già ha dovuto vanificare un probabilissimo podio per inseguire le velleità in rosa del suo capitano a Briançon, e che già aveva evitato di staccare Riccò alle Tre Cime, concedendogli pure la tappa. Evidentemente, gregari ( benché signori) si nasce. Peccato che Simoni in diretta televisiva, ad una precisa domanda su cosa sarebbe successo se Piepoli fosse stato capitano di un’altra squadra, abbia risposto lapalissianamente che avrebbe voluto aver qualche anno in meno ( ma va?). Applausi all’uomo di Palù di Giovo per la tenacia e l’attitudine pugnace di sempre, ma il vincitore morale è certamente Piepoli oggi.
In classifica, poche novità di rilievo. Mazzoleni è precipitato al quinto posto, come ci si aspettava. Di Luca a questo punto ha 2 minuti e 24 secondi su Schleck e quattro secondi in più su Simoni. Dato che il giovane lussemburghese non eccelle particolarmente nella prova contro il tempo, la crono di Verona dovrebbe permettere all’abruzzese di festeggiare il suo primo giro in rosa. Simoni proverà a resistere all ‘assalto dell’ odiato Cunego, che a un minuto di distacco potrebbe, nella sua città, portargli via l’ottavo podio ( sarebbe record) se riuscisse a eguagliare la sua performance nella crone del Tour 2006. Sarebbe l’unico modo per Damiano di salvare in extremis un Giro complessivamente mediocre,in attesa di ripensare alle sue strategie, soprattutto in materia di preparazione (e di “preparatori”).

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Il Morso del cobra sulle Tre Cime

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Giro D'Italia 2007 — Junio Murgia 27 Maggio 2007 @ 23:08

cobra.jpg
In un mondo del ciclismo sempre più squassato dal fantasma del doping, ci voleva una tappa del genere per riconciliare gli appassionati con lo sport del pedale. La scenografia è stata anzitutto fantastica. Lo scenario dolomitico, con saliscendi impietosi con approdo finale nella terribile salita delle Tre Cime di Lavaredo, in cui Merckx costruì nel 1968 una delle perle più luminose della sua inimitabile carriera. A ciò aggiungete un contesto meteorologico caratterizzato da pioggia e freddo, e una situazione di classifica fluida e incerta, e il piatto delle emozioni forti domenicali è servito.
Danilo Di Luca temeva questa tappa come nessuna. E i 190 chilometri del percorso odierno sono stati come da pronostico disseminati di trappole per la maglia rosa. La più annunciata era quella orchestrata dal suo rivale più temuto, Gilberto Simoni. Il vecchio leone trentino mandava in avanscoperta i suoi due luogotenenti terribili, Leonardo Piepoli e Riccardo Riccò, scattati già sul passo Pellegrino. Sembrava il preludio a un attacco di Gibo: attacco che non sarebbe invece avvenuto. Simoni ha dunque potuto far mostra di grande magnanimità a fine gara, felicitandosi coi suoi compagni per la strepitosa azione. Avessero avuto più libertà anche sulle Alpi piemontesi, forse il Giro oggi avrebbe un equilibrio diverso. Piepoli e Riccò hanno compiuto una fuga di un centinaio di chilometri per giocarsi la vittoria di tappa, affermazione parziale che ha arriso al “cobra” modenese: primo tassello di una carriera che promette di essere eccezionale per lo spavaldo ragazzino.
Mentre la minaccia di Simoni si rivelava dunque una tigre di carta, una ben più consistente trappola scattava per la bionda maglia rosa. Sulla discesa del Passo Giau, il fenomenale discesista Savoldelli pilotava il compagno di squadra Eddy Mazzoleni, ben piazzato in classifica generale, a tentare l’azione impossibile, approfittando della notoria idiosincrasia di Di Luca per le picchiate. L’abruzzese, lasciato solo dalla sua disastrosa LIQUEFAT, accumulava rapidamente quei minuti necessari a fargli perdere virtualmente la maglia, anche perché gli uomini di classifica al suo fianco agivano da sfingi. Anche all’inizio della terribile salita che si arrampicava verso le Tre Cime, il corpulento Mazzoleni sembrava sfidare le leggi del ciclismo procedendo come una locomotiva. Ci voleva dunque che il “killer” abruzzese si impegnasse in prima persona sull’ultima ascesa per limitare i danni e salvare la baracca, come puntualmente accaduto.
Danilo è nettamente il favorito per la vittoria finale dunque, e mercoledì l’arrivo allo Zoncolan, salita secca, lo favorirà certamente e potrà scavare altri secondi tra sé e Mazzoleni in vista della crono finale. A meno che non scattino altre trappole, come negli ultimi due giorni. Chissà che anche Cunego non riesca a inventarsi qualcosa per dare un senso al suo Giro. Anche oggi Damiano non ha convinto: un suo scatto nell’ultima ascesa è stato rintuzzato da Di Luca con facilità irrisoria,e quando è stata la maglia rosa ad accelerare si è fatta notte fonda per l’efebico vincitore del Giro 2004. Stendiamo poi un velo pietoso sulla gestione tattica della corsa con la squadra. Il veronese appare tremendamente imballato, ed evidentemente la sua discussa partnership col sulfureo Dottor Cecchini, en passant collaboratore di un certo Bjarne Riis oggi di nuovo alla ribalta, non sta portando i frutti sperati. Molto meglio l’altro baby terribile Shleck, freddo e calcolatore, mentre la ribalta è ovviamente tutta per Riccò. Si sprecano i paragoni con Pantani, che peraltro sono decisamente fuori luogo. Pantani sarebbe arrivato da solo oggi al traguardo.

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