Bennati squarcio di azzurro, Rasmussen all’inferno
I colpi di scena si susseguono sempre di più al Tour de France, ma sfortunatamente non riguardano il momento agonistico. Un noir scritto da Agatha Christie, come quel “Dieci piccoli indiani” in cui i protagonisti vengono inesorabilmente fatti fuori, con esecuzioni sinistramente annunciate e puntualmente eseguite. Vinokourov e Rasmussen, le personae non gratae del nuovo ciclismo pulito, finiscono dunque alla gogna, pagando per altro giustamente le loro colpe. Di Vinoukourov parla del resto la sua affiliazione con quel preparatore, mentre del pollo Rasmussen - a prescindere dai balletti sulla sua reperibilità - non hanno convinto le modalità e la tempistica della sua esclusione. La maglia gialla deve del resto essere un simbolo di purezza: nel 1999 l’Armstrong risorto dal cancro era l’icona del Tour che rinasceva dalle proprie ceneri dopo il disastro Festina e le fughe di Pantani e Ullrich, e l’allora deus ex machina Leblanc passò sopra parecchie marachelle dell’uomo di Dallas.
Il trappolone ordito dall’UCI per preparare allo spiedo il pollo Rasmussen è scattato dopo la crono di Albi, quando si era capito che Rasmussen non sarebbe stato solo maglia a pois. Rabobank e Societé TDF hanno ballato per alcuni giorni sulla carcassa del Tour, rimuovendo infine il bubbone malefico. La faccia giovane e pulita di Alberto Contador (doppio miracolato anche lui come Lance: dalla malattia e dalle spire laocoontiche della Operacion Puerto, le cui maglie come noto hanno stranamento lasciato in pace i corridori iberici) dovrà dare linfa vitale e appeal mediatico domenica sui Campi Elisi, magari con la sceneggiata dell’arrivo di Armstrong, mentore del suo team. Sempre che Cadel Evans a cronometro non gli recuperi quei 113 secondi: del resto Contador si è avvantaggiato parecchio in montagna grazie alle tirate di Rasmussen. Il Tour è stato ampiamente falsato in tal senso, e la vittoria di Evans sarebbe meritatissima: il ciclismo esce però meglio da questa vicenda rispetto ad altri sport incapaci di attuare il proprio meccanismo sanzionatorio, si pensi alla Formula 1 per il caso spionaggio-McLaren. due casi assolutamente speculari, se ci pensate. Sia Rasmussen sia la scuderia inglese hanno violato delle regole sostanziali, swenza che però ci fosse prova del reato commesso. Di Rasmussen si è dato per assodato che in quel periodo di tempo fuori dai controlli si fosse dopato, alla ricca e potente McLaren è stato concesso il beneficio (o meglio, maleficio…) del dubbio sul non utilizzo di quei progetti furtivamente sottratti. Patetico.
La tappa odierna è stata come da prammatica di trasferimento, ed è vissuta su una lunga fuga. Daniele Bennati sapeva che era la sua grande occasione: trovatosi al momento decisivo a dover tarpare le ali al passistone Jens Voigt, è riuscito a rintuzzare l’allungo di Fothen ai 400 metri e le velleità di Voight e Elmiger. Uno sprint perfetto che regala ai colori azzurri la seconda vittoria nel Tour de vices.












Peccato! Questo tour de france sembrava iniziato meglio o per lo meno un pò più libero dal fantasma del doping.
Commento di Manuel — 26 Luglio 2007 @ 19:41