Italia Ciclismo

Liegi sorride a Valverde, di nuovo “embatido”

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 28 Aprile 2008 @ 00:46

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Dopo una stagione di luci e ombre, Alejandro Valverde torna prepotentemente sulla scena, cogliendo la seconda vittoria in tre anni nella indiscussa regina delle classiche, la Liegi-Bastogne-Liegi. Un successo in pieno stile “Valv-Piti”, l’implacabile succhiaruote attendista che non ha quasi mai la gamba migliore, ma è il più scaltro, intelligente e dotato di quell’istinto killer capace di fregare i suoi avversari. A proposito di killer, mancava l’ultimo vincitore della Liegi, quel Danilo Di Luca che un anno fa si dimostrò pane duro per i denti da sciacallo dello stesso Alejandro, e il murciano ne ha prontamente approfittato per giocare come il gatto col topo coi suoi avversari.

A dire il vero, nel momento topico della corsa, Valverde ha tardato a mettersi in moto. Parliamo della splendida Côte de la Roche-aux-Faucons, a 20 km dal traguardo, l’inedita salita taglia-gambe che ha ulteriormente vivacizzato il canovaccio della Doyenne. Dopo che Paolo Bettini aveva illuso con alcuni scatti spettacolari sulla Redoute, Frank Schleck apriva il fuoco sulla salita che ha rimpiazzato la cara vecchia salita dell’Università, seguito a ruota da Davide Rebellin: era l’azione decisiva, anche perché Riis aveva mandato in avanscoperta il fratellino Andy per la manovra a tenaglia dei panzer CSC. Valverde riusciva però a riagguantare coi denti Schleck, a differenza dei due grandi favoriti della viglia, Cunego e Evans, che perdevano inesorabilmente le ruote.

Frank Schleck provava il numero sulla salita di Saint-Nicolas per scrollarsi di dosso il velocissimo Alejandro e l’irridicubile Rebellin, ma il suo forcing non aveva l’efficacia necessaria e nemmeno i tentativi di Andy di seminare zizzania nei tratti di falsopiano produceva effetto. Si arrivava cosi alla salitella che conduce al traguardo di Ans, laddove Bartoli nel 1997 fregò Jalabert e Zuelle, senza che nulla accadesse. Inevitabile la volata, vinta in scioltezza dall’embatido, il miracolato della Operacion Puerto che ritrova lo smalto giusto per avviarsi al Tour.

Grande sconfitta di giornata, la corazzata CSC: Frank Schleck è un perdente nato, e dovrà pensarci il ragazzino Andy a tenere alto il nome di famiglia, magari già al Tour. Brutta giornata anche per i colori azzurri: se il migliore è il trentasettenne Rebellin, qualcosa non funziona. Cunego è stato respinto proprio dalla nuova salita che aveva salutato come una benedizione, ei crampi nel finale lo hanno fatto scivolare ancora più indietro. Non pervenuto lo smargiasso Riccò della viglia, mentre i numeri di Bettini sono serviti solo al pubblico sulle strade.

Vincitrice assoluta, ancora una volta, la “doyenne”.

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Cunego, re tra i tulipani

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 21 Aprile 2008 @ 14:03

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L’annoso dilemma attorno a Damiano Cunego ( corridore da classiche o da grandi giri ?) sta forse allentandosi in questa prima parte di 2008. prima la decisione del campioncino veronese di non correre quel Giro d’Italia che negli ultimi anni gli ha regalato soltanto delusioni. Illusi dalla splendida ma proabilmente irripetibile vittoria in rosa del 2004, molti critici non gli hanno perdonato gli sbandamenti degli anni successivi: perso tra l’inseguimento in salita verso i Basso che salivano come treni e il rischio di snaturarsi per limare qualche secondo a cronometro. E dopo la doppietta al Lombardia, il partito del Cunego corridore di un giorno ha trovato nuova linfa con la prepotente affermazione di Damiano nella Amstel Gold Race, perfetto viatico per le corse delle Ardenne: Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi.

Cunego ha vinto con autorità a Valkenburg, confermando la tradizione positiva per pedale azzurro in Olanda ( da Zanini a Di Luca). Vittoria significativa, perché ottenuta contro il gotha delle classiche vallonate. A fargli compagni sul podio sono infatti Frank Schleck, già vincitore a Valkenburg e alfiere della corazzata CSC e quel Valverde che aveva preceduto Damiano nel traguardo di Liegi due anni orsono. Il lussemburghese ha cercato di saltare il banco scattando a 500 metri dall’arrivo sul Cauberg, lo strappo all8% in cima al quale è posto il traguardo. Ma Il Cunego attuale resiste senza patemi su salite che non siano quelle dolomitiche e in volata è troppo veloce, come sa bene il Riccò che si è arreso a Damiano all’ultimo Lombardia. Il pupillo di Bjarne Rjis deve dunque arrendersi a capo chino al cospetto del corridore perfetto per l’alternativa a Bettini nel mondiale di Varese.

La stagione del capitano Lampre del resto si giocherà su due tavoli:Grande Boucle in primis, edizione mutilata dalle assenze di Contador e dei pesci rimasti impigliati nelle maglie del’antidoping ( da Basso a Vinoukurov), e potrebbero esserci molte sorpese. E poi le classiche, a cominciare da quella Liegi-Bastogne-Liegi che sembra disegnata su misura per consacrare Damiano come freccia principe di Pedale Azzurro in vista dell’appuntamento iridato.

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Boonen, re del pavé

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Enrico Ramani 13 Aprile 2008 @ 20:29

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Torna a primeggiare in una classica Tom Boonen, e l’ex campione del mondo sceglie una cornice di gran lusso: la Parigi-Roubaix, l’inferno del pavé già conquistato dal divo belga nella stua stagione d’oro, il 2005. Dopo aver mandato a raccogliere gloria nel “suo” Giro delle Fiandre il gregario Devolder, l’uomo di Anversa ha pensato fosse tempo di riprendersi una vittoria di prestigio, condita da un tempo primaverile che ha reso meno “epica” la cavalcata dei corridori, ma non meno avvincente.

Boonen ha regolato allo sprint un terzetto di altissimo lignaggio ciclistico sul pavè, con Tre Fiandre e due Roubaixnel palmarès: Fabian Cancellara e Alessandro Ballan. I tre si erano involati a trentacinque chilometri dal traguardo, dopo aver mosso alcune pedine ( Devolder e McGrady) per saggiare il terreno, salutando il resto della compagnia con un’ azione potente e affilata come una lama. Essendo il belga il più veloce, Cancellara avrebbe dovuto provarle tutte, con quelle sue classiche tirate da cronoman che sono ormai il marchio di fabbrica del pupillo di Bjarne Rjis. Ma Boonen appariva troppo in palla, e in alcuni frangenti, come sul Camphin-en-Pévèle, era il capitano della Quick-step a dare l’impressione di voler lasciare la compagnia: difficile ipotizzare una manovra a tenaglia italo-svizzera per emarginare Tom. A 17 chilometri dall’arrivo, al Carrefour d’Arbres, l’elvetico paisà provava finalmente la stoccata da finisseur à la Sanremo, ed era lo stesso Boonen a ricicuire lo strappo senza spettinare più di tanto la criniera, dato che Ballan era sembrato sorpreso. Il portacolori della Lampre non è sembrato in una giornata da leoni, nessuna sciabolata è partita dal suo pedale, come se volesse accontentarsi di un podio di prestigio accanto ai due mostri sacri, uno dei quali appariva in giornata di grazia. Non a caso il veneto è entrato per primo nel velodromo di Roubaix, come se dovesse tirare la volata a un Boonen che in tutta scioltezza ha messo il turbo vincendo con 10 metri di distacco. Per pedale azzurro, la speranza di cogliere la prima affermazione di prestigio in quella che un tempo era la vecchia coppa del mondo passa domenica per l’Amstel Gold Race e una settimana dopo per la vera regina delle classiche, sovente territorio di caccia tricolore: la Liège-Bastogne-Liège.

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