Italia Ciclismo

Cunego risorge, il Lombardia è suo

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 20 Ottobre 2007 @ 23:54

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Il ciclismo italiano chiude nel migliore dei modi una stagione eccellente, con la doppietta Cunego- Riccò sul traguardo del Giro di Lombardia. C’è poco da fare: nelle corse di un giorno, in particolare in quelle vallonate, gli alfieri di Pedale Azzurro sbaragliano una pur sopraffina concorrenza. Dopo Ballan al Fiandre e ad Amburgo, il Di Luca regale di Liegi, il Bertagnolli esplosivo di San Sebastian, il tuonante Petacchi della Parigi-Tours e soprattutto il capolavoro collettivo che ha portato Bettini al bis iridato a Stoccarda, l’ennesima perla di questa splendida stagione è arrivata oggi. Damiano Cunego ha finalmente vinto una corsa degna del suo talento e del suo palmarès, sfrecciando impetuoso sul lungolago di Como, precedendo appunto il “cobra” emiliano e massacrando la Legione Straniera della CSC, arrivata in riva al lago caro a Manzoni con i favori del pronostico. Bjarne Riis torna a casa con le pive nel sacco, e il quarto posto di Andy Schleck come misero contentino. L’unico neo per i colori azzurri è stata la vittoria nel ProTour di Evans, a seguito del discutibile azzeramento della classifica di Danilo Di Luca, a seguito di quella ben nota sindrome istituzionale tra il peronismo e il tafazzismo che contraddistingue il CONI. Mentre per altri campioni di altri sport si persegue spudoratamente l’insabbiamento preventivo. Alla faccia.

Seconda vittoria nella classica delle “foglie morte” dunque per il principino veronese, dopo quella del 2004, la sua stagione in oro. Vittoria ben più netta rispetto a quella. Allora Damiano aveva vinto più di testa che di gambe, staccandosi sul San Fermo, ma cuocendo a cottura lenta due polli come Boogerd e Basso ( inguardabile in discesa, come costume del varesino) nella volata. Oggi Cunego è stato pimpante in ogni momento della corsa, confermando le ottime impressioni destate dalle sue vittorie post-mondiale, senza ricordare la sua perfetta corsa in terra di Svevia. Agile e sciolto in salita, temerario e preciso in discesa (sul Civiglio era persino riuscito a scappare), implacabile in volata: Cunego forse ha definitivamente trovato la sua dimensione di grande corridore per le classiche, e di cacciatore di tappe impegnative nei grandi giri. La sua particolare vittoria al Giro del 2004 aveva probabilmente tratto in inganno: è inutile cercare di forgiarlo per andare forte a cronometro, se questo poi ne inficia la brillantezza sulle grandi salite come è successo al Giro. Lasciamolo maturare. Un Cunego che continua su questi ritmi nelle classiche potrebbe persino scardinare le gerarchie in seno alla squadra azzurra al mondiale di Varese, ed essere l’indiscussa punta di diamante di Ballerini.
La corsa si è come sempre animata nel finale. Il passaggio sul temuto Ghisalla è servito giusto a far capire che Bettini non avrebbe eguagliato il tris di Binda: troppo scariche le pile dopo l’orgiastico bis iridato a Stoccarda, per un Grillo impalbabile. Ci pensava però il suo fido scudiero tosatto con una fuga “alla Virenque” a tenere alti i colori Quickstip. Davvero coraggiosa l’azione di Matteo, ripreso oltanto quando la miccia tra i grandi stava scoppiando, all’imbocco del Civiglio. Come previsto, era l’impetuosa armata CSC a scandire il ritmo, arroccata intorno a Frank Schleck: il fratellino Andy e Kolobnev in particolare, fino a quando non si è mosso il vincitore dell’Alpe d’Huez 2006 in persona. Si è però visto che Cunego e Riccò non soffrivano minimamente le rasoiate di colui che al recente Giro dell’Emilia si era dimostrato il più forte in salita. Se di Cunego sapevamo della ritrovata forma, stupiva vedere un Riccò in forma dolomitica. A quel punto pensavamo che sarebbero stati quei tre a giocarsi la vittoria finale. Ma Schleck si è auto-eliminato con una banale caduta poco prima di affrontare il San Fermo, nel quale sono stati i due leoncini azzurri a condurre le danze, in particolare il vincitore delle Tre Cime di Lavaredo. In picchiata verso Como, i due hanno limitato il ritorno di uno straripante Samuel Sanchez e allo sprint non c’è proprio stata storia, con un imbronciato Riccò che alzava subito bandiera bianca. Quarto posto per Andy Schleck, il quale, se non avesse dovuto tirare così tanto per il fratellone, avrebbe forse avuto ben altre carte da giocare. Intervistato a fine gara, Andy è stato però minaccioso. “Je reviendrai pour gagner”: tornerò per vincere. Non ne dubitiamo, ma per il momento ci godiamo l’ennesimo trionfo di Pedale Azzurro, e argomenti significativi per il futuro. I giovani che sembrano avviare un ricambio generazionale ( Rusev e Dekker anche loro tra i grandi protagonisti), mentre i vari Bettini, Rebellin e Freire sono apparsi caduci e superati. E sopratutto il dualismo Riccò-Cunego, condito oggi da certe occhiatacce del Cobra, che certamente scalderà i cuori degli appassionati nel prossimo Giro d’Italia. C’è poco da fare: il ciclismo non morirà mai.

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Perfect day: le pagelle del mondiale

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 3 Ottobre 2007 @ 11:14

BETTINI 10

Alla fine ha avuto ragione lui. I suoi piagnistei a mezzo stampa su una formazione eccessivamente sbilanciata e la “velata” richiesta del fido Tosatto in squadra avevano creato un clima pesante, da notte dei lunghi coltelli nel quartier generale azzurro. Bugno si era forse mai lamentato delle convocazioni di Argentin, Fondriest e Chiappucci? Ma per favore. Sapeva di essere il più forte, e che anzi tali frecce nell’arco azzurro gli avrebbero concesso più opportunità. Per fortuna ci ha pensato la premiata ditta McQuaid & Eisemann a ricompattare il fronte tricolore, notoriamente a suo agio in situazioni da spalle al muro. Paolino ha fatto il resto con una corsa smagliante, sia di testa che di gambe. Se non fosse stato ripreso da Schleck, forse avrebbe anche vinto per distacco. Avrà un caratteraccio, ma è immenso.

BALLERINI 10

Vedi sopra. Ha dovuto gestire col piglio di Kissinger un numero impressionante di grane, dagli sproloqui di Bettini alle stilettate di Babbione Torri. Le ha risolte tutte con autorità e in corsa non ha sbagliato una mossa. Aveva ragione lui sulla mancata convocazione di Bennati e sul modo di render la corsa dura per spianare la strada a Bettini. Forse non diventerà mai un santone come Martini ( del resto con quelle basette da tamarro e i jeans alla Justin Timberlake…), ma è ampiamente il miglior CT possibile.

REBELLIN 10

Quando è scattato al penultimo giro abbiamo inconsciamente sperato potesse arrivare in fondo. Pochi meriterebbero un mondiale quanto lui, per talento, intelligenza tattica e spirito di sacrificio ( nonostante tutte le vessazioni subite in passato). Decisivo come a Salisburgo.

BERTOLINI 9

La felice sorpresa, la chiave di volta con cui Ballerini ha tenuto sotto scacco la corsa. Ci si ricorderà del suo mondiale, come quello di Perini a Benidorm nel 1992.

CUNEGO 8

Principino ormai senza corona, si reinventa gregario di lusso entrando in tutte le azioni importanti della giornata, e rompendo i cambi dietro quando i buoi sono scappati dal recinto degli spagnoli. Un voto in meno perché a fine gara afferma orgoglioso che lui ha vinto tanto anche in questi ultimi due anni. Se si accontenta del Giro del Trentino…..

BALLAN 8

Era lo spauracchio di Bettini, che temeva una sua sparata taglia-gambe in stile Salisburgo ( e con un Giro delle Fiande in tasca in più). Ma ci ha pensato Ballero a rimboccare le coperte del Grillo, e il ragazzone veneto è stato messo diligentemente al servizio della squadra. Il futuro è suo.

POZZATO 7

Il biondo belloccio azzurro era l’extrema ratio nello scenario di Ballerini: avrebbe dovuto essere tra i primi qualora non si fosse riusciti a seminare Freire, per provare a fregarlo con una sparata in stile Sanremo ( e avendogli già inflitto una legnata al Tour). Premura inutile. Una volta appurato che ormai Bettini avrebbe fatto da solo, ha pure potuto staccarsi (probabilmente per controllare la ricrescita in testa…).

FREIRE 5

Il re è nudo stavolta. Tradito dai suoi stessi cortigiani ( Samuel Sanchez) e da quei mascalzoni degli azzurri che stavolta non lo portano in carrozza al quarto mondiale. Era però per davvero il più veloce: infatti ha vinto la volata dei piazzati.

VALVERDE 3

Abbiamo un debole per Alejandro l’embatido, da quando regolò Armstrong in cima a Courchevel. Con Fuentes caduto in disgrazia non ne azzecca più una. Vederlo pure TIRARE per i compagni, lui che vinse una Liegi uscendo allo scoperto a un metro dal traguardo, è stato estremamente malinconico.

ANTIQUERA 3

Un tempo era il Rommel dei circuiti iridati, gestendo la formidabile Armada Puerto col piglio della volpe del deserto. Oggi si è ridotto a essere il Fusi della situazione.

DEKKER 4

Talento potenzialmente immenso, ha preso dal suo amico Boogerd la tendenza a sbagliare sistematicamente i tempi degli attacchi e delle proprie mosse. Ha il tempo per meditare.

KOLOBNEV 10

Il migliore in assoluto. Perché non aveva la squadra di Bettini alle spalle, e perché è stato lui ad accendere le polveri spalleggiando Rebellin nell’azione decisiva. Non bastasse, ha pure cercato di anticipare il Grillo a 500 metri dal traguardo, riuscendo comunque a conquistare un argento fantastico.

SCHLECK 6

Rimanere ai piedi del podio, pur essendo il più in palla con Bettini tra i 5 che si sono giocati la vittoria è un brutto colpo. Non degno di cotanto fratellino.

SCHUMACHER 7

Ha fatto la fine di Lehmann. L’oro azzurro è impastato dalle sue manone da gran lavoratore.

EVANS 8

Un voto alla costanza. Mentre Contador è sparito, il suo degno rivale al Tour trova il modo di rendersi protagonista sia alla Vuelta, sia al Mondiale.

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