.
Stoccarda città aperta per i colori azzurri: 16 anni dopo il primo trionfo mondiale di Gianni Bugno, tocca a Paolo Bettini far risuonare l’inno di Mameli nelle ridenti colline di Svevia (anticipato di 24 ore dalla stupenda cavalcata della Bastianelli).
Due vittorie simili, ma diverse nella sostanza e nelle esultanze, spie dei caratteri dei due più forti corridori italiani nelle corse di un giorno dell’ultimo ventennio
Gianni Bugno, forte della sua inarrivabile e indolente classe, anticipò l’esultanza rischiando di farsi beffare da Rooks e Indurain. Il “Grillo” invece ha stroncato le velleità del fantastico russo Kolobnev e ha festeggiato mimando il gesto del cacciatore, mettendo nel mirino e impallinando i protagonisti di una delle settimane più farsesche della storia recente del ciclismo, da McQuaid ai beccamorti del comitato organizzatore.
Bettini ha vinto, ma è stato il trionfo di tutta la squadra azzurra. Franco Ballerini si è confermato tecnico di vaglia, capace di architettare un meccanismo oliato come un orologio svizzero per arrivare alla meritata vittoria. Ha giocato in attacco, stroncando i soliti, insopportabili speculatori spagnoli, nell’unico modo possibile: lavorandoli ai fianchi, puntando sulla qualità e sulla capacità di far esplodere la corsa in ogni momento, consapevoli che il tracciato, benché non durissimo, alla lunga avrebbe favorito l’emergere dei reali valori. Ballero ha mosso le sue pedine nella scacchiera iridata progressivamente, con un crescendo semplicemente esaltante. Ha prima mandato in avanscoperta Cunego, dimostrando che il talentino della Lampre non era venuto per fare tappezzeria. Nella seconda azione significativa della giornata, al veronese si sono affiancati il leone delle fiandre Ballan e l’eccellente Bertolini, rendendo la corsa immediatamente infuocata. Gli spagnoli, come spesso accade, trovavano chi gli toglieva le castagne dal fuoco: rispettivamente, olandesi e australiani.
Ma il bello doveva ancora venire. Sulla prima salita del penultimo giro, entra in scena Rebellin, coadiuvato dal sorprendente Kolobnev. Il momento è quello focale: dopo diversi attimi di smarrimento, sono gli iberici a doversi spremere per inseguire l’esperto asso azzurro, persino con Alejandro Valverde: se il bel tenebroso murciano fosse entrato in questa fuga, sarebbe probabilmente cambiata la fisionomia della corsa, mettendo gli italiani nel baratro: costretti a inseguire l’uomo da battere. Ma il nostro amico “Valv-Piti” stavolta ha recitato la parte del Bell’Addormentato.
Il buco creato dal binomio Rebellin- Kolobnev si ricuce quando suona la campanella dell’ultima tornata, ma si capisce che qualcosa nel meccanismo della (ex) Invincibile Armada si è spezzato. Sulla prima salita arriva la scrematura decisiva: Boogerd, Schumacher, e i tre moschettieri azzurri (Bettini, Pozzato e l’immenso Rebellin) isolano gli spagnoli, e in particolare lo spauracchio Freire, attorno al quale si è arenata una strategia suicida. Dei protegé di coach Antiquera rimane in corsa solo il pimpante Sanchez, il migliore in salita all’ultima Vuelta. Anche i suoi allunghi contribuiscono a far affondare il galeone iberico: memore della fregatura inflittagli da Valverde sotto il tunnel di Salisburgo un anno fa, stavolta vuole giocarsela in proprio. Ma questo peccato di ubris viene pagato subito dopo, quando anche lui deve alzare bandiera bianca nell’attimo in cui Bettini a pochi chilometri dall’arrivo, con una tirata delle sue, riduce ulteriormente il drappello di coloro che si giocheranno la vittoria finale. Lui, Kolobnev, Frank Schleck, Cadel Evans e l’enfant du pays Schumacher. Il livornese è il più forte sia in salita, sia in volata: attende con la saggezza dei grandi la resa dei conti finale, dopo aver stoppato un allungo di Schleck. L’arrivo è posto al termine di un falsopiano tagliato in due da una pericolosa curva. La sua volata è magistrale, passando a destra il tenace Kolobnev, e impedendo che costui gli sbarri la strada verso le transenne. Il suo giorno di gloria è (ancora) arrivato
Tag:No Tags

Danilo Di Luca ha perso una grande occasione. Poteva essere il primo corridore dai tempi di Bernard Hinault a tentare di vincere una Classica, un grande Giro e il campionato del mondo nella stessa stagione. L’indimenticato “Blaireau” transalpino era riuscito in tale impresa nel 1980, quando portò a casa la Liegi ( sotto la neve, con nove minuti di vantaggio sul secondo), il Giro d’Italia e il mondiale nel terribile tracciato di Sallanches, stroncando le velleità del nostro Baronchelli con un memorabile allungo sull’ultima asperità di giornata.
Di Luca, curiosamente da molti paragonato al grande rivale del bretone ( Fignon), era sulle tracce di questa grande impresa, essendosi già messo in tasca la Liegi e il Giro. La coltellata alle spalle ordita dalla procura antidoping del CONI gli impedirà però di inseguire questo prestigioso traguardo.
La mossa di Torri ci pare scorretta sia nella tempistica, sia nel merito. Di Luca non ha avuto materialmente il tempo per difendersi, per invocare quell’innocenza preventiva che dovrebbe essere ovvia nello stato di diritto, ma che nel torbido mondo del ciclismo attuale pare calpestata, con l’avallo della federazione Italiana. La linea di condotta di una qualsiasi istituzione che voglia seriamente lottare contro il doping deve essere la massima severità, la certezza della pena una volta appurata la responsabilità oggettiva. A carico dell’abruzzese c’è l’annosa questione del suo rapporto col famigerato Santuccione, e la diatriba dei suoi profili ormonali discrepanti riscontrati negli esami post-Zoncolan. Sulla prima questione, si rasenta il ridicolo. Quasi tutti i ciclisti si sono appoggiati a medici condannati per doping: li si tolgono tutti di mezzo? Armstrong ha preparato i suoi sette Tour de France vinti con le pratiche di un medico condannato per doping ( e poi assolto per prescrizione): gli vanno forse revocate le maglie gialle? Per non parlare di tutti i corridori spagnoli e del caso Fuentes: ma sappiamo ormai che la Spagna è una enclave all’interno dell’Unione Europea, soggetta alle proprie peculiarissime leggi sul doping. E i calciatori juventini quando Agricola fu condannato, furono forse eliminati dalla Nazionale? Sui valori dello Zoncolan, se emergeranno anomalie tali da essere la spia di mescole proibite, solo allora si applicherà il meccanismo sanzionatorio.
Il clima del resto è quello che è, come dimostra il fuoco incrociato in cui si è trovato in mezzo Bettini, dalle invenzioni dei media tedeschi sul caso Sinkiewiktz agli avvertimenti para-mafiosi di McQuaid ( do you remember Vinoukourov and Rasmussen?). Ormai il ciclismo sta entrando nella sua fase maccartista. Negli anni 50 tale fenomeno si rivelò una caccia alle streghe di cui furono vittima i comunisti americani, ostracizzati se non fisicamente eliminati a causa di delazioni ( sovente opera di loro colleghi), che in alcuni ambienti come il cinema si rivelarono del tutto fasulle. Adesso sono i ciclisti le vittime dello sciacallaggio mediatico, degli agguati orditi dai consueti pescatori nel torbido, in cui arrivano le denunce tipo “ho visto che tal dei tali si allenava in tale posto” per far scattare la ghigliottina di mamma UCI, magari a vantaggio di chi veniva menzionato in dossier doping roventi ma che gode di spalle saldamente coperte. Il tutto aggravato dalla snervante lotta tra i poteri forti del sistema ( UCI, organizzatori dei Grandi Giri, Simulacri dell’Antidoping), i quali utilizzano i corridori come pedine in un gioco molto più grande di loro. C’è da chiedersi cosa riserverà l’ultima puntata di questa triste e grottesca pantomima in salsa tedesca.
Tag:No Tags

Mancano tre giorni alla prova su strada che in quel di Stoccarda rimetterà in palio la maglia iridata conquistata a Salisburgo 12 mesi fa da Paolo Bettini. Di ciclismo si è parlato però ben poco in questi giorni, in quanto l’ombra lunga del doping ( o meglio, di quell’autentico contro-potere chiamato anti-doping) ha steso la sua sinistra impronta, rendendo di fatto nulle qualsiasi considerazione di carattere meramente tecnico. Comunque vada a finire, la scommessa è già persa: il gioco delle parti è pienamente riuscito, mandando in sordina l’aspetto agonistico.
I Torquemada del ciclismo- Mastrolindo hanno avuto i loro risultati e le loro prime pagine domani arriveranno puntuali. Il deferimento ad orologeria di Danilo Di Luca orchestrato dal super procuratore del CONI Ettore Torri ( che pure si era distinto per rigore tutt’altro che manicheo nel caso Basso) ha colpito a tre giorni dalla prova iridata. Il vincitore del Giro d’Italia 2007, tenuto sadicamente a bagnomaria dalla fine del suo trionfale viaggio in rosa, non avrà quindi la minima possibilità di fare appello al TAS, come ha invece fatto Valverde, implicato fino al collo in quer pasticciaccio brutto della Operacion Puerto. Il bell’Alejandro però è stato ampiamente spalleggiato dalla sua Federazione, e domenica sarà tra le principali frecce nell’arco della Invincibile Armada iberica.
Non c’è che dire: un Valverde campione del mondo, o magari un Zabel che corona con la maglia iridata la sua epo-cale carriera farebbero proprio contenti i tedeschi, i quali un delirio iconoclasta semplicemente ridicolo hanno persino messo in scena l’attacco ai vari Bugno e Merckxx. Da non credere.
La nostra federazione, al contrario della libertina Spagna zapaterista, ha come sempre adottato la strategia dello struzzo, assolutamente impotente e in balia degli eventi. Di fatto si è esposto il c.t. Ballerini a una situazione insostenibile, privandolo di una pedina fondamentale per carisma ed esperienza, e costringendolo comunque a dover rimescolare le carte.
Se Di Luca è sceso dalla giostra dell’antidoping, Paolo Bettini è risalito dopo che pareva anche lui aver messo piede a terra. La ridicola questione della carta etico-igienica dell’UCI ( ma pensate che siano davvero queste foglie di fico le armi per battere il cancro del doping?), condita con il balletto delle dichiarazioni ( poi parzialmente ritrattate) del pentito Sinkiewitz ( che forse farebbe meglio a indirizzare certi strali verso il suo ex medico e preparatore…) ha avuto come unico esito quello di porre nelle spalle del “Grillo” una pressione pazzesca, tesa chiaramente a destabilizzare la squadra “faro” della corsa iridata. Intanto gli spagnoli se la ridono….
Vedremo se, come successo ai mondiali di calcio 2006, tale scoramento si tramuterà in energia vincente e positiva.
Tag:No Tags

Le prime tappe della Vuelta, azzoppata delle assenze dei tre grandi protagonisti della sfida amarillo di un anno fa ( Vinoukurov, Valverde e Kascheckin, per motivi diversi ma pur sempre legati al doping), sono state caratterizzate dal duello tra due dei più autorevoli pretendenti alla maglia iridata: Oscar Freire e Paolo Bettini. I due corridori sembrano già abbastanza in palla per puntare al titolo mondiale, che verrà messo in palio a Stoccarda il 30 Settembre. La rivalità tra i due ha avuto momenti molto intensi in questi anni, culimando nel celebre mondiali di Lisbona, quando Freire conquistò il secondo dei suoi tre allori iridati precedendo proprio il toscano in una drammatica volata.
L’iberico ha vinto il primo duello nella seconda tappa, con arrivo nella città santa di Santiago di Compostela, precedendo proprio il “Grillo”, campione del mondo in carica. Evidente la supremazia del cantabro su un arrivo in leggerissima salita, e per Bettini nemmeno San Giacomo ha potuto scacciare via la maledizione che sembra perseguitarlo in questa stagione da campione ( inutile ricordare il suo calvario al Giro, incapace di azzeccare una fuga buona e regolato in volata da un qualsiasi carneade scandinavo). Era però evidente che Bettini stava cominciando a carburare nonostante i 2 chili in più rispetto al peso -forma. La conferma è arrivata puntuale il giorno dopo: sul traguardo di Luarca, il tre volte vincitore ella Coppa del mondo ha restituito la polpetta avvelenata a Freire, precedendolo sul traguardo e cogliendo la più significativa affermazione di questo suo dolceamaro 2007. Bettini ha disputato una volata semplicemente perfetta, scattando ai 250 metri , dopo aver preso la ruota di Allan Davis, e gestendo con autorità lo spazio nella transenna, per evitare che la volpe cantabrica lo passasse. Proprio Freire, dottore in succhiaggio di ruote, si era astutamente messo dietro a Bettini, per poi perdere insipegabilmente l’attimo decisivo, cercando la rimonta quando ormai il Grillo era insuperabile. A fine gara Freire si è lasciato andare a stizzite dichiarazioni da zitella inacidita, lamentando di essere stato chiuso da Bettini. Ma chi sa di ciclismo sa che Oscarito era arrabbiato con se stesso, forse anche in ottica mondiale. Dare una iniezione di fiducia così grande al vecchio leone livornese potrebbe rivelarsi fatale a Stoccarda.
Della partita iridata non dovrebbero far parte, nell’annunciato duello italo-iberico Bennati e Valverde. Il vincitore dei Campi Elisi, pur in forma splendida ( come ha dimostrato nella prima tappa) pare non rientri nei piani di un Ballerini deciso a rendere la vita dura agli spagnoli su un percorso meno selettivo di quanto si pensi. Il “Benna” sarebbe dunque soltanto una extrema ratio in caso di volatone; va notato che lo stesso Bettini ha fatto capire che non sarebbe una soluzione malvagia convocarlo. Per Valverde, continua invece la telenovela sul caso Puerto: l’UCI non lo farà partecipare alla rassegna iridata, ma la federazione iberica continua a proteggere l’immune Alejandro. La sensazioneè però che gli spagnoli dovranno puntare tutto su Freire, all’inseguimento di quella quarta maglia iridata che lo proietterebbe nel mito. Ma il Grillo sta crescendo, e a Stoccarda si giocherà le sue carte, ne siamo certi.
Tag:No Tags