Italia Ciclismo

Le pagelle del Tour: Contador Regale, Evans il piazzato, Levi al sicuro

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Enrico Ramani 30 Luglio 2007 @ 23:39

CONTADOR 9

Il nuovo golden boy del pedale iberico riporta il paese di Bahamontes e Delgado sul podio più alto all’ombra dell’Arco di Trionfo, 12 anni dopo Miguel Indurain ( con Pereiro maglia gialla 2006 in pectore, in attesa che la sceneggiata Landis si concluda). Dopo aver vinto la battaglia con l’aneurisma, ed essere scampato alle maglie dell’Operacion Puerto, a 24 anni il bell’Alberto brucia le tappe e si aggiudica una delle più disastrate edizioni che la Grande Boucle ricordi. Rivelatosi nella tappa del Galibier, con uno scatto secco alla Pantani, ha poi trovato la gloria con costanza eccelsa sui Pirenei: avrebbe però dovuto attaccare Rasmussen senza aspettare il Peyresourde nella tappa con arrivo a Loudenivielle, vista la grande forza di una Discovery Channel tornata agli albori dell’epoca Armstrong. Ma ci ha pensato la Rabobank a togliergli le castagne dal fuoco. Scalatore eccellente, ma validissimo anche a cronometro, il futuro pare suo. Se sarà un Merckx, un Ullrich o un Berzin ( tutti vincitori di grandi Giri alla sua età), lo dirà il tempo. Di sicuro, può dormire sonni tranquilli sull’Affaire Puerto. Pare più probabile che Zapatero chieda udienza in Vaticano, piuttosto che si indaghi a fondo su quello scandalo.

EVANS 8

Sfiorare la maglia gialla per 23 secondi brucia; ma in cuor suo Cadel sa che non ha mai fatto nulla per vincere la Grande Boucle. Mai un guizzo, a parte forse lo scatto nella terra di nessuno sul Galibier, tra Contador e Rasmussen. Per il resto, catenaccio e nulla più. Non crediamo possa avere rimpianti, la costanza gli ha regalato il piazzamento più prestigioso della carriera. Applausi.

LEIPHEIMER 7

Il buon Levi è un ragazzo intelligente: si è guardato attorno, e ha visto che tutti i più forti gregari di Armstrong sono finiti in disgrazia, una volta cercata fortuna in proprio: Hamilton, Heras e Landis sono tutti rimasti intrappolati nelle maglie dell’antidoping. Il ritorno sotto la potente cupola protettiva di Bruyneel e Armstrong ha prodotto i suoi effetti, e Levi ha raccolto il miglior risultato di una carriera fin qui anonima. Tenace ma mai realmente brillante nelle prime due settimane, il ragazzone del Montanaè esploso nel finale: staccando Contador sull’Aubisque e fornendo una prestazione stratosferica nella crono comclusiva.Il suo Tour è quello che in Francia chiamano “une réussite“.

VALVERDE 5

Era il grande favorito dopo la caduta di Vinokourov, ma è naufragato in una mediocrità francamente imbarazzante. Il colpo di grazie glielo ha dato Contador sul Galibier: dopo che il due volte vice- campione del mondo aveva tentato qualceh scattino con l’effetto di mandare alla deriva il già derelitto “Vino”, è arrivato l’affondo di Contador, il quale in un solo frangente gli ha rubato la vetrina di Hidalgo iberico. Il resto è stato deprimente. In attesa di sapere se è andato più piano a causa delle note disavventure, lo aspettiamo finalmente campione del mondo a Stoccarda.

RASMUSSEN 8

Il suo Tour è stato perfetto, e lo avrebbe stravinto. Non avrebbe dovuto partecipare, ma non era l’unico in tale situazione.La prossima volta si augura che Cassani “vista d’aquila” abbia concluso le sue iniziative editoriali.

VINOKOUROV 4

Siamo preoccupati per le sue finanze. Si avvale dei servigi di un medico le cui parcelle provocano erezioni mostruose a Padoa Schioppa ( col risultato di farsii beccare come un pollo) e gli toglieranno un anno di stipendio. Demenza senile.

BENNATI 8

Due acuti che salvano l’onore di Pedale Azzurro: la vittoria sui Campi Elisi, netta e bellissima, vale una carriera.

UCI 3

Sparare sulla croce rossa non non è elegante, ma se ci si mette in posa…. da far rimpiangere Verbruggen.

BULBARELLI 4

Vinokourov dovrebbe essere da esempio per i giovani che si avvicinano al ciclismo“. O è ipocrita, o davvero ha problemi a capire come va il mondo.

KLOEDEN 7

Qualcuno gli ha fatto un maleficio. Vada dal mago Otelmo.

BOOGERD 8

Non è mai stato il nuovo Zoetemelk, ha il senso tattico di una capra ( come dimostrato nella tappa vinta da Casar), ma il suo lavoro per Rasmussen è stato fantastico. Gentiluomo.

SOLER 8

Ha la grazia di un cinghiale, ma la maglia a pois ha rinnovato le gesta dei grandi attaccanti da lontano. 100% colombian.

LAPO ELKANN 1

“Il ciclismo mi ha deluso”, ha sentenziato il riccioluto, ripulito e transnazionale manager. Perfetto: non lo guardi e non se ne occupi. Lapo sarebbe stato un testimonial ficcante e perfetto visto lo stato attuale del ciclismo, ma i corridori faranno a meno delle borsette vintage e dei suoi occhiali da sole.

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Contador vince, ma è Tour du Chaos

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 28 Luglio 2007 @ 17:26

Come voleva il copione, è Alberto Contador la maglia gialla definitiva, salvo improbabili colpi di coda di questo scellerato “Tour du Chaos”. Un Tour incerto fino alla fine, con i tre uomini che domani saliranno sul podio a Parigi raggruppati in 31 secondi.
L’impegnativa cronometro conclusiva ( 55 chilometri pianeggianti) è stata vinta da Levi Leipheimer, il quale ha confermato la sua ottima seconda parte di Tour. Una cronometro devastante quella condotta dal vecchio gregario di Lance Armstrong, destreggiatosi a una velocità media spaventosa (53kmh), che si piazza nella top five delle migliori prestazioni a cronometro di sempre al Tour, tra l’ Indurain del 1992 e l’Armstrong del 2000. Dopo la scalata-monstre di Plateau de Beille di pochi giorni fa, un’altra super prestazione caratterizza questo fine Tour, che certe anime belle vorrebbero far passare per uno dei più puliti di sempre ( ad esempio i telecronisti RAI…).
Il trentatreenne uomo del Montana non è però riuscito a rosicchiare il secondo posto sul podio a Cadel Evans: il coriaceo e completo portacolori aussie ha conservato 8 secondi sull’indiavolato Leipheimer, senza riuscire però a dare l’assalto decisivo alla maglia gialla. Contador conserva il vessillo del primato per 23 secondi, Catechizzato da Armstrong prima della partenza, il corridore madrileno si è disimpegnato bene in un percorso a lui poco congeniale, riuscendo a stampare un impressionante numero di pedalate al minuto: nonostante l’estetica lasciasse molto a desiderare, la cosa ha funzionato in termini di efficienza, e Contador domani verrà festeggiato come simbolo di questo Tour che si è liberato (apparentemente) delle mele marce (e anche un probabile favorito che ha pagato colpe non sue, come il povero Kloeden).
E se qualcuno riporterà a galla quella vecchia storia dell’Operacion Puerto, il buon Lance saprà certamente dargli qualche dritta sul come farsi scivolare via queste fastidiose accuse. Dopo il clamoroso buco nero del 2006, la Discovery è dunque tornata a dettare legge al Tour, come testimoniano pure le ottime prestazioni di Popovych e Hincapie. La squadra più ricca è sempre la più forte ( e ha il know-how e i medici migliori..).
Di Contador rimarrà comunque impresso il momento più eccitante di questo Tour 2007: il suo devastante scatto sul Galibier. Curioso notare come gli spagnoli abbiano piazzato sei corridori tra i primi dieci: la Spagna ha una fama di nazione estremamente libertaria in maniera di doping, come ha dimostrato il caso Puerto le inchieste in merito sono sempre all’acqua di rose ( un po’ come era in Italia negli anni 90, quando il CONI insabbiava regolarmente ogni cosa) e prima di fermare un loro corridore i vertici istituzionali si mutilerebbero. Lo sport in Spagna è del resto una metafora della sua straordinaria ascesa economica e politica del paese iberico. Nell’Operacion Puerto erano finiti dentro anche i simboli dello sport spagnolo (quelle squadre di calcio, quel tennista e persino quel pilota di formula 1 a quanto pare), ma non si è assolutamente indagato a fondo. In Italia, il sistema avrebbe invece inchiodato tali big ( da piazzale Loreto in poii, è sport nazionale lapidare chi un tempo si amava, e i casi Pantani e Basso ne sono l’applicazione al ciclismo). Del resto siamo il paese in cui straparla in veste istituzionale ( proponendo radiazioni a vanvera) contro il doping ematico uno come Moser, che sulle autoemotrasfusioni ci ha costruito una carriera.
Intanto è sempre più frattura tra i vertici del Tour ( e degli altri Giri) e l’UCI: esemplare la poteza di fuoco lanciata da Preud’homme e da Zomegnan in queste ore all’indirizzo di McQuaid. Una farsa che ha inevitabilmente falsato la corsa ( e non solo per il caso Rasmussen) in attesa di vedere cosa riserverà il futuro alla Grande Boucle.
Risuona del resto, sinistra, una frase che Bruno Roussel mise in bocca all’ora presidente dell’UCI Verbruggen ( e futuro presidente del CIO), uno dei principali responsabili dello sfascio odierno. “Attento, ho i mezzi per far risultare un suo corridore positivo quando voglio“…E si, il ciclismo è proprio cambiato.

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Bennati squarcio di azzurro, Rasmussen all’inferno

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 26 Luglio 2007 @ 16:45

I colpi di scena si susseguono sempre di più al Tour de France, ma sfortunatamente non riguardano il momento agonistico. Un noir scritto da Agatha Christie, come quel “Dieci piccoli indiani” in cui i protagonisti vengono inesorabilmente fatti fuori, con esecuzioni sinistramente annunciate e puntualmente eseguite. Vinokourov e Rasmussen, le personae non gratae del nuovo ciclismo pulito, finiscono dunque alla gogna, pagando per altro giustamente le loro colpe. Di Vinoukourov parla del resto la sua affiliazione con quel preparatore, mentre del pollo Rasmussen - a prescindere dai balletti sulla sua reperibilità - non hanno convinto le modalità e la tempistica della sua esclusione. La maglia gialla deve del resto essere un simbolo di purezza: nel 1999 l’Armstrong risorto dal cancro era l’icona del Tour che rinasceva dalle proprie ceneri dopo il disastro Festina e le fughe di Pantani e Ullrich, e l’allora deus ex machina Leblanc passò sopra parecchie marachelle dell’uomo di Dallas.
Il trappolone ordito dall’UCI per preparare allo spiedo il pollo Rasmussen è scattato dopo la crono di Albi, quando si era capito che Rasmussen non sarebbe stato solo maglia a pois. Rabobank e Societé TDF hanno ballato per alcuni giorni sulla carcassa del Tour, rimuovendo infine il bubbone malefico. La faccia giovane e pulita di Alberto Contador (doppio miracolato anche lui come Lance: dalla malattia e dalle spire laocoontiche della Operacion Puerto, le cui maglie come noto hanno stranamento lasciato in pace i corridori iberici) dovrà dare linfa vitale e appeal mediatico domenica sui Campi Elisi, magari con la sceneggiata dell’arrivo di Armstrong, mentore del suo team. Sempre che Cadel Evans a cronometro non gli recuperi quei 113 secondi: del resto Contador si è avvantaggiato parecchio in montagna grazie alle tirate di Rasmussen. Il Tour è stato ampiamente falsato in tal senso, e la vittoria di Evans sarebbe meritatissima: il ciclismo esce però meglio da questa vicenda rispetto ad altri sport incapaci di attuare il proprio meccanismo sanzionatorio, si pensi alla Formula 1 per il caso spionaggio-McLaren. due casi assolutamente speculari, se ci pensate. Sia Rasmussen sia la scuderia inglese hanno violato delle regole sostanziali, swenza che però ci fosse prova del reato commesso. Di Rasmussen si è dato per assodato che in quel periodo di tempo fuori dai controlli si fosse dopato, alla ricca e potente McLaren è stato concesso il beneficio (o meglio, maleficio…) del dubbio sul non utilizzo di quei progetti furtivamente sottratti. Patetico.
La tappa odierna è stata come da prammatica di trasferimento, ed è vissuta su una lunga fuga. Daniele Bennati sapeva che era la sua grande occasione: trovatosi al momento decisivo a dover tarpare le ali al passistone Jens Voigt, è riuscito a rintuzzare l’allungo di Fothen ai 400 metri e le velleità di Voight e Elmiger. Uno sprint perfetto che regala ai colori azzurri la seconda vittoria nel Tour de vices.
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E il Pollo mise tutti in scacco: Rasmussen re sull’Aubisque

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 25 Luglio 2007 @ 23:32

Ce la farà Michael Rasmussen ad arrivare in giallo fino a Parigi? La guerra parallela dell’ex campione del mondo di mountain bike prosegue incessantemente, e nell’ultima tappa pirenaica il grimpeur danese ha dato il colpo di grazia alla concorrenza sul pedale. A meno di sconvolgimenti epocali, la Danimarcas celebrerà il suo secondo eroe in giallo, undici anni dopo Bjarne Riis. A meno che dal fuoco incrociato UCI-antidoping non arrivi il coup de theatre finale, degno sigillo di questo Tour de farse.
La tappa odierna è stata vinta dal danese con la serenità dei forti, grazie a una condizione atletica sempre più straripante, con buona pace di chi aveva visto colui che è pure maglia a pois in difficoltà sul Peyresourde. In una tappa iniziata con un patetico sit-in contro il doping (tra le protagonistee, pure la Cofidis che poi sarebeb stata costretta ad abbandonare la carovana in seguito aella positività di Moreni al testosterone), la Rabobank non si è scomposta quando Sastre ha tentato l’impresa della vita, scattando con Mayo e Soler a inizio tappa. Il vantaggio del portacolori CSC è arrivato anche sui 5 minuti, ma l’ex scudiero di Ivan Basso è stato in pratica tenuto a bagnomaria, per poi essere raggiunto uan volta scoppiata la bagarre tra gli uomini di classifica. Tale azione , degna nota, sarebbe stata auspicabile dai Disco-boys di Contador, pugnace e battagliero nelle dichiarazioni dell giorno di riposo.
Come nelle altre due tappe pirenaiche, il prodigio madrileno - uno dei tanti miracolati spagnoli della OP - aspettava però ì’ultima asperità per provare i suoi attacchi, la leggenderia ascesa dell’Aubisque. Rimasto col fido Leipheimer, la maglia bianca del Tour saggiava la resistenza di Rasmussen, con alcuni scattini “alla Cunego” che apparivano però meno efficaci del solito.Il “Pollo” saliva su regolare, frustrando le speranze di Bryuneel nell’ammiraglia Discovery. Una volta staccatosi Evans, Rasmussen guardava negli occhi Contador, privo degli occhiali da sole e con uno sguardo vitreo e stanco. A quel punto il mostriciattolo biondo piazzava l’allungo decisivo, scoprendo il bluff della Discovery. Chi non sopporta Rasmussen, dovrà rosicare ancora.Oltre a vincere la sua seconda tappa,il vantaggio su Contador è andato oltre i tre minuti: nessun problema in vista della cronometro finale. Adesso vedremo se Rasmussen saprà far fessi pure chi tra i suoi avversari non corre in bicicletta.
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Tour de vices: spirale senza fine

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia @ 23:04

Si intitolava Tour de Vices, il Tour dei vizi, il libro-confessione di Bruno Roussel, il direttore sportivo della famigerata Festina. La madre di tutti gli scandali ciclistici attorno alla Grande Boucle, si ricorderà. Sono passati dieci anni da allora, ma le peripezie legate al doping non sono mai mancate.
Dai turbamenti etico-legali attorno ad Armstrong alle capatine con station-wagon imbottite di Epo di Madame Rumsas, dagli echi della “Operacion PuerCo” fino alla telenovela in salsa “C.S.I - Un giorno in pretura” di Landis. Si sapeva che sarebbero scoppiati tanti bubboni anche quest’anno, e non solo per via della guerra sempre meno intestina tra UCI e Organizzatori dei Grandi Giri ( con corollario di avvisi para-mafiosi e sconcertanti “profezie” sul dead man walking Rasmussen, per altro sempre più in giallo), mentre i casi Petacchi e Di Luca delineano scenari sempre più confusi e contradditori in merito oltre le Alpi.
Quer pasticciaccio brutto di Vinokourov è stato in tal senso sorprendente solo perché il kazakho è stato beccato: prima del Tour aveva ammesso di affidarsi alle cure di un medico condannato per doping ( e assolto poi per prescrizione), è quindi semmai stupefacente che un know-how notoriamente sperimentato e infallibile abbia stavolta fatto cilecca. Non ci facciamo troppe illusioni, ma la speranza che per i vari “furbetti del rapportino” travestiti da guru medico-sportivi siano cambiati i tempi resiste sempre.
Non muta il nostro giudizio su “Vino”: corridore generoso, che ha vinto ovunque in tutti questi anni di medie stratosferiche e pur sempre capace di vivacizzare uno canovaccio che ha determinate regole ( e che a noi piace seguire, anche se ovviamente non ci strappiamo le vesti come quando eravamo pischelli), e fino a quando tali prassi ( che tutti conoscono) non verranno davvero cambiate è inutile meravigliarsi, fare gli indignati, parlare di “ciclismo finito” come ha fatto Merckx, o pontificare con insolenza ( si ascolti Moser, uno che di trasfusioni se ne intende…).
L’oncologo Umberto Veronesi, nella sua intervista in cui ha lanciato la proposta di foraggiare una squadra ciclistica pulita, ha acutamente messo in guardia: è la società ad essere medicalizzata. Ma soltanto nello sport esistono i controlli anti-doping, come è giusto che sia. Mens sana in corpore sano: se lo sport ( tutto lo sport ovviamente, non solo il ciclismo dei reietti alla Moreni) tornasse a essere una vetrina di valori e salute in una società che viene sempre più divorata dalla cocaina e dalla spirale verso il profitto a tutti i costi, sarebbe un grandissimo risultato. Il senso della vicenda sta tutto negli occhi di quel ragazzino francese andato all’albergo dell’Astana per chiedere un autografo all’eroe “Vino”, e allontanatosi sconsolato alla vista della Géndarmerie. Ridare la capacità di sognare e riaprire gli occhi stanchi e lucidi di chi segue con purezza e passione uno spettacolo che, a dispetto della sua intrinseca bellezza, rischia sempre più la marginalità.

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Le sette vite di Lazzaro “Vino”, la resistenza di Rasmussen

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Enrico Ramani 23 Luglio 2007 @ 22:54

Corsa parallela oggi al Tour de France, nel tappone pirenaico con arrivo a Loudenvielle. Come sempre accade in questi casi, da un lato la lunga fuga partita appena la strada si impennava sotto le ruote ( ben 5 i colli da scalare oggi). Venticinque corridori staccatisi dal plotone, con dentro di tutto: chi cercava gloria personale, chi veniva mandato in avanscoperta dai propri capitani in attesa della bagarre decisiva per la maglia gialla, chi trovava lo spunto per l’ennesima resurrezione: Alexandre Vinokourov. Il Kazakho non vincerà nemmeno quest’anno il Tour, ma è sempre il primattore, nel bene e nel male. Gli attacchi ripetuti sull’ultima asperità della giornata, il mitico Peyresourde, gli hanno consentito di staccato i suoi compagni di avventura, proiettando il kazakho verso la sua seconda vittoria di tappa, ad appena 24 ore dalla resa sul Port de Pailehres. Un cavallo pazzo istintivo, che quando trova la giornata giusta è imbattibile, e che senza quella disgraziata caduta oggi sarebbe con ogni probabilità felicemente in maglia gialla.

Il primato invece arride oggi a Michael Rasmussen, e con pieno merito per quanto si è visto oggi. Il danese ha controllato senza problemi i 5 scatti con cui Contador ha cercato di distanziarlo negli ultimi chilometri del Peyresourde. Il giovane madrileno ha aspettato troppo: avrebbe potuto far scattare la miccia già sul temibile Pont de Balès. Su questa salita ha provato solo Kascheckin, ma lo scudiero di “Vino” non ha sortito effetti positivi, anche perché Boogerd tirava con ritmo asfissiante per il suo capitano. Ma con due alfieri come Popovych e Leipheimer, il buon Contador avrebbe potuto movimentare prima la tappa. Adesso invece gli rimarrà solo la tappa di Mercoledì, con arrivo in vetta all’ Aubisque , per limare quei 2′23″ che lo sperano dal giallo, considerando la nuova e inaspettata tenuta del danese a cronometro.

Il duello rusticano tra i due battistrada del Tour ha avuto l’effetto di ricacciare sempre più indietro i vari Evans, Kloeden e Sastre e ha certamente divertito gli spettatori. Lo scatto secco dello spagnolo ha ricordato certe performances di Pantani, il quale però sapeva dare più costanza alla sua azionevinooo.jpg. Un motivo in più per cercare di scombinare le carte con un’azione da lontano. A mercoledì la sentenza.

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CORTEZ THE KILLER: IL CON(QUIS)TADOR DI BEILLE

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 22 Luglio 2007 @ 20:47

Come in un giallo di Agatha Christie man mano che la narrazione avanza si restringe il cerchio attorno al colpevole, così al Tour de France la figura di colui che salirà sul gradino più alto del podio ai Campi Elisi si restringe a due nomi: Alberto Contador e Michael Rasmussen, la coppia che ha schiantato gli altri pretendenti alla maglia gialla con un duello affascinante tra i tornanti pirenaici.
Gli altri sognatori in giallo sono usciti uno dopo l’altro di scena. Il primo à lasciare il sipario è stato, incredbilmente, il primattore della tappa di ieri. Vinoukourov ha ceduto di schianto a metà della penultima salita di giornata (il Port de Pailhères). Il ruvido asfalto di questa sontuosa asperità pirenaica, in cui Ullrich e lo stesso “Vino” graziarono un Armstrong attanagliato dalla canicule nel 2003, è stato evidentemente letale per le martoriate ginocchia del kazakho, poi arrivato con mezzora di ritardo.
Valverde ha invece ceduto sulle prime rampe dell’ascesa a Plateau de Beille: significativo lo sguardo quasi imbarazzato del murciano verso la telecamera della moto che ne riprendeva la lenta agonia, lui che era arrivato in Francia a spaccare il mondo. Evans e Kloden sono invece arrivati appaiati a 1′52″. Il tedesco è saggiamente salito col proprio passo, cercando di limitare i danni in vista della crono. Da domani avrà tutta la Astana a sua disposizione, ma il ritardo inizia a essere pesante. L’australiano invece si è impiccato seguendo il forcing dei suoi rivali, ma scoppiando poco dopo, un po’ come il Berzin sulla scia di Pantani al Mortirolo ‘94. Brutta botta anche per lui.
Il Tour celebra dunque la nuova diarchia Rasmussen-Contador; saliti a strappi e forzature, inesorabili nel distanziare i loro avversari, e con lo spagnolo che ha regolato facilmente la maglia gialla allo sprint. Entrambi hanno fatto un colpo fondamentale. Il danese volante ( nel senso che elude i controlli antidoping…)ha ricacciato indietro i suoi avversari più pericolosi, deve solo cntrollare un avversario che comunque non si sa quanto reggerà nella terza settimana. Più forte a cronometro, ma che per vincere il Tour deve ancora staccarlo in montagna. Domani ci sarà un’ altra frazione pirenaica, terribile e insidiosa (in particolare l’inedito Port de Balès) ma che grazie alla ritrovata verve dei compagni della Rabobank ( in particolare Boogerd e Dekker) non impensierisce i pensieri del danese quanto la querelle UCI-Tour sui famigerati controlli elusi.
E poi lui, il Conquistatore di Beille. Solo dei campionissimi hanno vinto qua su: Pantani nel 98, quando iniziò a sgretolare gli ultimi brandelli di un giallo che Jan Ullrich non avrebbe più rivisto, e l’Armstrong cannibale di 2002 e 2004. Anche oggi i suoi scatti hanno lacerato gli avversari. Non sarà letale quanto il Pirata in salita, ma a cronometro va certamente più forte. Domani - sempre se il fondo nella terza settimana glielo permetterà - con gli ottimi Leipheimer e Popovych proverà a dare la scossa definitiva al Tour. Un altro duello palpitante ci attende.
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In “Vino” Veritas: Le pagelle della crono che riapre il Tour

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 21 Luglio 2007 @ 19:00

VINOKOUROV 10
Con la stessa naturalezza con cui il kazakho risponde “embè?” a chi lo accusa di avvalersi dei servigi del famigerato Michele Ferrari, Alexander sfodera una prestazione da applausi che riapre prospettive inusitate al suo Tour. Incurante dei 30 e passa punti di sutura, delle lacrime sul Galibier, di tutta la frustrazione accumulata in questi giorni, “Vino” conquista i 55 km della crono di Albi e stupsce tutti. Avevamo visto nella tappa di Montpellier che il kazakho si stava lasciando alle spalle i detriti di una prima parte di Tour da dimenticare, ma che il 33 enne ex T-MObile vincesse con tale facilità e con tale margine, è stato davvero stupefacente. Senza contare che AV ha corso per tutta la gara in condizione di pioggia, mentre i primi in classifica hanno trovato un asfalto via via asciutto. La tre giorni sui Pirenei a questo punto promette scintille: sarà il grintoso Vino l’ago della bilancia della Grande Boucle, anche se 5 minuti dalla maglia gialla non sono pochi. Intanto ringrazia sentitamente chi non l’ha attaccato nella prima giornata alpina.

EVANS 9
Cronometro brillante e vibrante, arriva a un minuto dalla maglia gialla. Già sul Galibier è rimasto a un pelo dalla grande impresa, stavolta sente il sangue della preda a portata di mano. Nel package crono- montagna è secondo solo a Vino, ma ha 4 minuti in più in classifica. Deve crederci.

CONTADOR 9
Questo ragazzo continua a far sognare i suoi tifosi. Dopo le rasoiate sul Galibier, adesso arriva una tenuta solida e convincente contro il tempo, mentre tutti gli altri scalatori spagnoli naufragano come l’ Armada di Filippo II sulla Manica. Con Leipheimer e Popovych può scardinare parecchie gerarchie sui Pirenei, in particolare quelle della claudicante Rabobank: al resto potrà pensare il suo micidiale spunto.

KLOEDEN 8
Nella giornata in cui poteva contenere il ritorno del suo capitano in seno al liderato della Astana, arriva un brutto ruzzolone che gli scompiglia il ritmo, gli fa perdere tempo prezioso e che forse lo costringerà a riprendere il ruolo di gregario di lusso ( assieme al sempre più convincente Kascheckhin), in ossequio alla raison d’état (kazakha). Comunque pugnace e deciso a non perdere la grande occasione della carriera: sui Pirenei ci sarà anche lui.

RASMUSSEN 8
La maglia gialla fa miracoli, e il grimpeur danese concede una cronometro scintillante, quasi a voler sfidare tutte le malignità che circolano su di lui in questo periodo. In effetti, questo suo Tour sembra un po’ quello di Riis nel 1996. In attesa di provare a battere il record dell’ora, il giallo gli sorride ( per ora).

MOREAU 5

Non ha digerito le frustate della Astana e oggi paga ulteriormente dazio. Ma il problema non è suo, bensì di chi lo sbatteva in prima pagina sull’ Equipe. Speriamo per lui che Sarkozy non lo nomini più.

CSC 4
Cancellara in panne, Sastre e Schleck ai margini dei giochi che contano. Giornataccia.

VALVERDE 1
Il grande sconfitto odierno, una mazzata epocale. Per la stampa iberica è il nuovo Indurain: ma Miguel a cronometro raggiungeva e staccava gli scalatori, lui oggi si è fatto raggiungere e superare da Rasmussen. A questo punto deve trovare quel coraggio che non ha mai avuto ( a differenza della classe), e dare un senso al suo Tour sui Pirenei. Diversamente, si tratterà di cominciare a smontare piedistalli.

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Soler e Contador, le nuove aquile

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Junio Murgia 17 Luglio 2007 @ 23:23

La tappa odierna è stata caratterizzata dalle imprese di Mauricio Soler e Alberto Contador, i due giovani scalatori che hanno fatto saltare il banco alla Grand Boucle. Una tappa disegnata malissimo, col traguardo a 40 km dalla vetta dal Galibier,ma che presentava due salite mitiche: l’Iseran e il Galibier appunto. L’ Iseran coi suoi oltre 2700 metri è la vetta più alta di questo Tour, e ha riportato in mente il suo ultimo scollinamento del 1992, quando Chiappucci si inventò l’impresa della carriera, facendo tremare il grande Indurain con una eroica fuga da lontano. Il Galibier è invece la montagna di Francia più bella per i nostri colori, trampolino di lancio per i sogni in giallo di Bartali, Coppi e Pantani.
Il colombiano ha rinnovato l’epopea dei grimpeur del suo paese, rinverdendo i fasti di Lucho Herrera e “Cacaito” Rodriguez, vincendo in maniera davvero spettacolare. Egli è scattato sulle prime rampe del Galibier, ha raggiunto il drappello di fuggitivi che si era involato sull’Iseran (tra cui un volitivo Popovych), li ha staccati quando è cominciato il tratto più impegnativo della montagna. Si è poi lanciato in picchiata nella discesa verso Briançon, amministrando il vantaggio sul gruppo maglia gialla e tagliando il traguardo per una meritatissima vittoria di tappa. Affermazione significativa anche perché il 24 enne colombiano corre per la piccola Barloworld, piccola squadra che ha dato una bella lezione ai palloni gonfiati del ProTour.
Alberto Contador ha invece tenuto fede alla sua fama di scalatore esplosivo, dopo i fasti della Parigi-Nizza di quest’anno. Lo spagnolo ha piazzato uno scatto secco fenomenale nel tratto più duro del Galibier, come non si vedeva dai tempi di Pantani: ciò gli ha permesso di guadagnare oltre un minuto sul gruppo di Rasmussen, che veniva di volta in volta sostenuto dagli scattini con cui Valverde cercava di far rotolare sempre più giù Vinoukourov. Cantador ha pagato la troppa distanza dal traguardo, nonostante fosse coadiuvato dal compagno di squadra Popovych, ma oggi possiamo ben dire di aver assistito alla consacrazione di un fenomeno.
Per quanto concerne gli equilibri di classifica, la giornata ha definitivamente tagliato fuori Vinoukourov, il grande favorito della vigilia. Troppo laceranti le ferite al ginocchio per il kazakho, il quale dovrà cedere lo scettro di capitano Astana all’ottimo Kloeden, il quale ha invece resistito benissimo e si candida tra i grandi papabili all’arrivo in giallo a Parigi. Valverde è stato meno speculativo del solito, ma in salita non è sembrato forte come ci si aspettava. I suoi scattini alla fine hanno soltanto tolto di mezzo “Vino” e Schleck, ma ci si aspettava molto di più. Sulla rampa di Briançon ha comunque conquistato un secondo posto sia nella tappa che nella generale: il grande favorito è ancora il bel tenebroso murciano. Molto bene anche Rasmussen, che non ha patito grandi difficoltà e che in attesa delle cronometro resterà in giallo. Positive anche le prestazioni di un Mayo sempre più convincente, di un Evans che è stato tra i migliori sul Galibier e di un Sastresoler.jpg che come sempre fa della costanza la sua arma, un po’ come lo stoico Moreau idolo dei francesi: non sarà un campione, ma è sempre tra i primi, in un modo o nell’altro.
Classifica molto corta, nessun padrone, prospettive scoppiettanti: sui Pirenei ci sarà da divertirsi.

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Rasmussen gigante nel Tour dei nani

Archiviato in: Notizie Ciclismo, Tour De France 2007 — Enrico Ramani 16 Luglio 2007 @ 20:57

rasmussen.jpgLa bella vittoria del danese Rasmussen nel tappone alpino con arrivo a Tignes ha premiato con la maglia gialla un grande protagonista: maglia a pois già nel 2005 e nel 2006, il corridore della Rabobank quest’anno potrebbe anche tentare l’assalto a quel podio sfuggitogli l’anno scorso per la propria inettitudine a cronometro.

Rasmussen ha rievocato le gesta di Richard Virenque, riuscendo a rivitalizzare con le sue fughe da lontano un canovaccio spento quanto un cerino bagnato. Scattando quando mancavano 87 km al traguardo, sull’affascinante e terribile Cormet de Roseland, il corridore danese raggiungeva un plotone fuggito in avanscoperta ( tra cui Rogers, che sarà poi costretto al ritiro per l’ennesima caduta di questo Tour). All inizio dell’ascesa finale verso Tignes, il danese volante lasciava la comapgnia e si involava verso il suo triplice obiettivo: tappa, maglia gialla e naturalmente quella maglia a pois tanto cara a Virenque.

Rasmussen è conosciuto come il “pollo”, per una grazia non proprio sostenuta: scalatore atipico, non un grimpeur secco alla Pantani, quanto un omino di ferro che parte da lontano alla Chiappucci. In questo Tour umano e anomalo, può benissimo sognare a occhi aperti.

Per quanto concerne gli uomini di classifica, c’è stata qualche scaramuccia sull’ultima ascesa. Ci ha pensato il babbione l’enfant du pays Moreau a cercare di staccare l’infermeria mobile dell’ Astana: l’indisponente Valverde gli si è accodato , senza ovviamente collaborare. Davvero strano il comportamento di Valverde: sappiamo tutti che è un succhiaruote professionista come il suo degno compatriota Freire ( capace di vincere una Liegi stando in testa solo per i 2 metri che lo separavano dal traguardo), ma avrebbe potuto cercare di dare il colpo di grazia a Vinoukourov e Kloden. Invece il duo dell’ Astana ha limitato i danni, perdendo 4 minuti da Rasmussen, ma solo 1 e mezzo da Valverde ( fino a prova contraria il favorito). Considerato il giorno di riposo, e il fatto che Vino tradizionamente va fortissimo nell’ultima settimana ( si pensi alla Vuelta di un anno fa), sui Pirenei potrebbero esserci ancora delle grandi sorprese. Il Galiber martedì è troppo lontano dal traguardo: ma chissà che quella mitica montagna non regali qualche sorpresa degna del suo nome.

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