
Il più forte ciclista degli anni 90 è stato indiscutibilmente Miguel Indurain. Il corridore navarro ha marchiato a fondo il decennio più controverso della storia del ciclismo, quello della chimica diffusa e dell’esasperata dilatazione dei calendari, mantenendosi per altro quasi sempre al di sopra di ogni sospetto.
Nato nel 1964, la stessa annata di uno dei suoi grandi rivali (Gianni Bugno), Indurain si affacciò lentamente alla ribalta alla fine degli anni 80, con in testa una grande ambizione: succedere a Bahamontes, Ocana e Delgado tra i corridori iberici capaci di vincere il Tour de France. Egli è stato il primo a conquistare la Grand Boucle per 5 anni consecutivi. La più importante corsa al mondo è sempre stata al centro dei suoi pensieri, senza monopolizzarne tuttavia la carriera. Le due accoppiate Giro-Tour stanno a dimostrarlo, oltre agli ottimi risultati raggiunti nel campionato del mondo. In tal senso, il navarro si pone a metà strada tra i classici campioni alla Merckx, capaci di fare razzia in ogni periodo dell’anno, e i campioni “in vitro” alla Armstrong, costruiti per vincere una sola corsa ogni dodici mesi.
IL CORRIDORE
Dotato di un fisico possente, capace di straordinarie prestazioni da passista, Indurain è stato uno dei più grandi cronoman di sempre. Le basi delle sue vittorie nei grandi giri venivano poste nelle lunghe crono individuali che caratterizzano in particolare il Tour De France. Proprio la particolare natura del percorso transalpino, quasi sempre pianeggiante, consentiva a Miguelon di scavare un solco abissale tra sé e gli avversari proprio nelle prove contro il tempo. L’eccellenza del corridore iberico in tale prova è testimoniata anche dal titolo di campione del mondo (1995) e di campione olimpico (1996) aggiunti al suo strepitoso palmarès, senza dimenticare il record dell’ora ottenuto nel 1994.
Indurain era però anche un eccellente uomo di montagna, checché se ne dica. Librandosi con passo regolare , quasi da carro armato, ma tremendamente efficace, il suo rendimento era talmente elevato che sono davvero pochi i corridori in grado di aver fatto tremare Indurain in salita nel quinquennio del suo regno nei Grandi Giri, anche tra gli scalatori puri. La specialità di Miguel era anzi quella di attaccare nella prima grande salita ( esemplare in tal senso l’ascesa di Lourdes-Hautacam nel Tour del 1994, e ne fece le spese anche un certo Pantani), in modo da aggiungere ulteriore vantaggio al divario scavato nella prima cronometro, per poi amministrare con incedere regale il prosieguo. Miguel era l’indiscusso re del plotone infatti, riverito e rispettato anche perché spesso lasciava gloria agli altri corridori, non partecipando mai agli sprint quando era in fuga, ed evitando invece quegli atteggiamenti da sceriffo spaccone che avrebbero invece contraddistinto il ben più cupo regno di Lance Armstrong.
Un’altra caratteristica poco conosciuta di Miguel erano le sue doti di sprinter: nel 1993 arrivò secondo ai Mondiali di Oslo, battendo in volata nientemeno che il velocista tedesco Ludwig, mentre due anni prima aveva dato filo da torcere nella medesima manifestazione a Gianni Bugno, giungendo terzo. Avesse partecipato a più classiche, avrebbe certamente dato filo da torcere ai vari specialisti ( si aggiudicò comunque la classica di San Sebastian nel 1990).
Significativa anche la sua intelligenza tattica, la capacità di leggere perfettamente le fasi della corsa e di sfruttare a suo vantaggio le rivalità tra i suoi avversari ( ad esempio Bugno e Chiappucci), riuscendo a trarne grandi vantaggi. Nel 1991 conquistò la sua prima maglia gialla sui Pirenei andando in fuga con El Diablo ( ai danni di Bugno), mentre l’anno dopo, quando Chiappucci si inventò gigante in fuga sulle Alpi nella tappa con arrivo a Sestriere, la volpe navarra sfruttò il lavoro di Bugno per limitare il distacco, per poi salvare la maglia gialla con un’azione solitaria imperiale sull’ultima ascesa.
LE IMPRESE
Il capitano della Banesto non è mai stato particolarmente incline ad imprese spettacolari, alla Coppi o alla Merckx, anche per la sua natura schiva e introversa. Egli ha sempre badato al sodo, e 5 Tour de France consecutivi e 2 Giri d’Italia testimoniano la sua statura. Tra le sue vittorie più belle segnaliamo la sua prima tappa conquistata al Tour nel 1990 a Luz Ardinen, quando nei Pirenei si infranse il sogno in giallo di Claudio Chiappucci, oppure il sensazionale contropiede di Seraing al Tour nel 1995: il giorno prima della cronometrò Miguel anticipò i suoi avversari con un’azione potente e devastante, lasciando al belga Bryuneel la vittoria ma incamerando secondi preziosi in classifica generale. Con ogni probabilità, la gara che più mostra la grandezza di Indurain è il campionato del mondo su strada in Colombia nel 1995. Uno dei mondiali piu’ duri di sempre, in altitudine e con la pioggia. La Spagna prima di allora non aveva mai conquistato il prestigioso alloro, e Miguel non esitò a coprire lo scatto decisivo del connazionale Olano, tenendo a bada le velleità di Pantani e Gianetti, per poi regolarli allo sprint per l’argento. La maglia iridata (su strada) è l’unico alloro che manca nello strepitoso palmarès del navarro, ma quel gesto di esultanza al traguardo per la vittoria del compagno vale più di cento vittorie.
I RIVALI
Il rivale designato sarebbe dovuto essere Gianni Bugno, ma non è mai stato completamente all’altezza. Nati lo stesso anno, nel 1991 battagliarono sulle strade del Tour per raccogliere lo scettro della generazione Lemond-Fignon. Gianni si fece sorprendere da Miguel e Chiappucci sul Tourmalet, a cronometro non era in grado di contrastare fino in fondo il rivale, il quale tra l’altro gli rimase incollato sui tornanti dell’Alpe d’Huez. Negli anni successivi Bugno non fu mai più a quei livelli, dimostrando di soffrire Miguel soprattutto dal punto di vista psicologico. La sua immensa classe però gli permise di regolare il Navarro allo sprint dei mondiali di Stoccarda (1991) e soprattutto di Benidorm l’anno dopo, quando Miguel correva in casa, regalandogli un cocente smacco.
Rominger e Zuelle furono altrettanto discontinui: fortissimi a cronometro ( mai quanto Miguel però) e mai seriamente in grado di impensierirlo in salita. Berzin fu il primo a sfilare una maglia dal possente torace del Navarro, quella rosa al Giro d’italia nel 1994, aiutato da una squadra fenomenale e dalle pratiche chiacchierate, e non durò a lungo. Riis, Ullrich e Virenque detronizzarono il regno francese di Indurain nel 1996, ma non era certamente il vero Indurain in quell’annata ( si ritirò poco dopo, non a caso).
Il rivale più amato dalla gente fu certamente Chiappucci: indomito guerriero capace con le sue fughe da lontano e coi suoi tentativi spericolati di ravvivare corse altrimenti segnate dalla noia, e con la soddisfazione di aver fatto seriamente preoccupare il Navarro scattando sull’Iseran nel 1992, con un ‘impresa dal sapore epico. Ben più consistente era la minaccia portata da Pantani. Se al Tour gli attacchi del Pirata costituivano una puntura di spillo visti i ritardi cronici che Marco accumulava a cronometro, al Giro del 1994, grazie a un percorso che favoriva gli scalatori, anche Pantani riuscì a precedere Indurain in classifica generale ( rispettivamente secondo e terzo). La leggenda di Pantani nacque nel giugno del 1994, quando Marco staccò tutti sul Mortirolo. Indurain limitò i danni, contenendo in 50 secondi il distacco dall’Elefantino: un’impresa eccellente, considerando le pendenze proibitive di quella montagna. Miguel pagò poi lo sforzo venendo staccato con una rasoiata dal giovane grimpeur romagnolo nel successivo valico di Santa Cristina. Quella giornata rimane tuttavia una delle pagine più eccitanti del ciclismo recente.
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