Italia Ciclismo

Giro d’italia: l’eterna saga rosa al debutto

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 10 Maggio 2008 @ 13:48

Scenario epico per la partenza del Giro d’Italia, con la cronosquadre di Palermo che toccherà il Teatro Massimo. Chi si intende di cinema, ricorderà la tragica conclusione della Saga de “Il Padrino” con un magistrale Al Pacino proprio in quel sontuoso scenario. Nessuno spargimento di sangue, a meno che non sia quello dei vampiri dell’ UCI, nelle intenzioni di Zomegnan: il quale, per dare un po’ di interesse fuori dai patri confini a una corsa sempre più autarchica ( l’ultimo vincitore non italiano è stato Tonkov nel 1996) ha chiamato in extremis al capezzale della corsa rosa la discussa Astana e il suo tris d’assi Kloeden, Leipheimer e soprattutto Alberto Contador, re del Tour esiliato dalla Grande Boucle.

L’ex luogotenente di Ullrich viene da un Giro di Romandia corso a mille, è forte a cronometro e tiene bene in salita. Peccato che su salite come Marmolada o Mortirolo rischia di fare la fine del Zuelle 1998, dominatore tra cronometro e media montagna fino a quando lo scatto di Pantani sul Fedaia non gli fece perdere pure le mutande. Tutto da decifrare il ruolo di Contador, che in pratica arriva al Giro senza un’adeguata preparazione sulle gambe, nonostante ottimi riscontri al Giro dei Paesi Baschi di un mese fa. Poco spazio ci sembra avere Menchov: anche Zuelle arrivò in Italia con due Vuelta sul petto del resto….

Tra gli italiani,ci sarà certamente Danilo Di Luca in prima fila, e non solo perché la difesa della maglia rosa lo impone. La rabbia per aver dovuto perdere la “sua” Liegi farà il resto. A cercare di rompergli le uova nel paniere saranno l’eterno Simoni, che come sempre farà il diavolo a quattro sulle sue montagne. Vedremo poi come si comporterà la tenaglia di scalatori della Saunier-Duval. Riccardo Riccò non ha entusiasmato in qeusto primo scorcio di 2008, e dovrà chiedere al compagno Leonardo Piepoli perle della sua saggezza per gestire la propria esplosività in un’ultima settimana che promette faville. Per adesso, la carovana si fa cullare dalle fragranze mediterranee di un’isola che ha sempre regalato passione sicilia1_es.jpg

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Liegi sorride a Valverde, di nuovo “embatido”

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 28 Aprile 2008 @ 00:46

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Dopo una stagione di luci e ombre, Alejandro Valverde torna prepotentemente sulla scena, cogliendo la seconda vittoria in tre anni nella indiscussa regina delle classiche, la Liegi-Bastogne-Liegi. Un successo in pieno stile “Valv-Piti”, l’implacabile succhiaruote attendista che non ha quasi mai la gamba migliore, ma è il più scaltro, intelligente e dotato di quell’istinto killer capace di fregare i suoi avversari. A proposito di killer, mancava l’ultimo vincitore della Liegi, quel Danilo Di Luca che un anno fa si dimostrò pane duro per i denti da sciacallo dello stesso Alejandro, e il murciano ne ha prontamente approfittato per giocare come il gatto col topo coi suoi avversari.

A dire il vero, nel momento topico della corsa, Valverde ha tardato a mettersi in moto. Parliamo della splendida Côte de la Roche-aux-Faucons, a 20 km dal traguardo, l’inedita salita taglia-gambe che ha ulteriormente vivacizzato il canovaccio della Doyenne. Dopo che Paolo Bettini aveva illuso con alcuni scatti spettacolari sulla Redoute, Frank Schleck apriva il fuoco sulla salita che ha rimpiazzato la cara vecchia salita dell’Università, seguito a ruota da Davide Rebellin: era l’azione decisiva, anche perché Riis aveva mandato in avanscoperta il fratellino Andy per la manovra a tenaglia dei panzer CSC. Valverde riusciva però a riagguantare coi denti Schleck, a differenza dei due grandi favoriti della viglia, Cunego e Evans, che perdevano inesorabilmente le ruote.

Frank Schleck provava il numero sulla salita di Saint-Nicolas per scrollarsi di dosso il velocissimo Alejandro e l’irridicubile Rebellin, ma il suo forcing non aveva l’efficacia necessaria e nemmeno i tentativi di Andy di seminare zizzania nei tratti di falsopiano produceva effetto. Si arrivava cosi alla salitella che conduce al traguardo di Ans, laddove Bartoli nel 1997 fregò Jalabert e Zuelle, senza che nulla accadesse. Inevitabile la volata, vinta in scioltezza dall’embatido, il miracolato della Operacion Puerto che ritrova lo smalto giusto per avviarsi al Tour.

Grande sconfitta di giornata, la corazzata CSC: Frank Schleck è un perdente nato, e dovrà pensarci il ragazzino Andy a tenere alto il nome di famiglia, magari già al Tour. Brutta giornata anche per i colori azzurri: se il migliore è il trentasettenne Rebellin, qualcosa non funziona. Cunego è stato respinto proprio dalla nuova salita che aveva salutato come una benedizione, ei crampi nel finale lo hanno fatto scivolare ancora più indietro. Non pervenuto lo smargiasso Riccò della viglia, mentre i numeri di Bettini sono serviti solo al pubblico sulle strade.

Vincitrice assoluta, ancora una volta, la “doyenne”.

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Cunego, re tra i tulipani

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 21 Aprile 2008 @ 14:03

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L’annoso dilemma attorno a Damiano Cunego ( corridore da classiche o da grandi giri ?) sta forse allentandosi in questa prima parte di 2008. prima la decisione del campioncino veronese di non correre quel Giro d’Italia che negli ultimi anni gli ha regalato soltanto delusioni. Illusi dalla splendida ma proabilmente irripetibile vittoria in rosa del 2004, molti critici non gli hanno perdonato gli sbandamenti degli anni successivi: perso tra l’inseguimento in salita verso i Basso che salivano come treni e il rischio di snaturarsi per limare qualche secondo a cronometro. E dopo la doppietta al Lombardia, il partito del Cunego corridore di un giorno ha trovato nuova linfa con la prepotente affermazione di Damiano nella Amstel Gold Race, perfetto viatico per le corse delle Ardenne: Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi.

Cunego ha vinto con autorità a Valkenburg, confermando la tradizione positiva per pedale azzurro in Olanda ( da Zanini a Di Luca). Vittoria significativa, perché ottenuta contro il gotha delle classiche vallonate. A fargli compagni sul podio sono infatti Frank Schleck, già vincitore a Valkenburg e alfiere della corazzata CSC e quel Valverde che aveva preceduto Damiano nel traguardo di Liegi due anni orsono. Il lussemburghese ha cercato di saltare il banco scattando a 500 metri dall’arrivo sul Cauberg, lo strappo all8% in cima al quale è posto il traguardo. Ma Il Cunego attuale resiste senza patemi su salite che non siano quelle dolomitiche e in volata è troppo veloce, come sa bene il Riccò che si è arreso a Damiano all’ultimo Lombardia. Il pupillo di Bjarne Rjis deve dunque arrendersi a capo chino al cospetto del corridore perfetto per l’alternativa a Bettini nel mondiale di Varese.

La stagione del capitano Lampre del resto si giocherà su due tavoli:Grande Boucle in primis, edizione mutilata dalle assenze di Contador e dei pesci rimasti impigliati nelle maglie del’antidoping ( da Basso a Vinoukurov), e potrebbero esserci molte sorpese. E poi le classiche, a cominciare da quella Liegi-Bastogne-Liegi che sembra disegnata su misura per consacrare Damiano come freccia principe di Pedale Azzurro in vista dell’appuntamento iridato.

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Boonen, re del pavé

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Enrico Ramani 13 Aprile 2008 @ 20:29

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Torna a primeggiare in una classica Tom Boonen, e l’ex campione del mondo sceglie una cornice di gran lusso: la Parigi-Roubaix, l’inferno del pavé già conquistato dal divo belga nella stua stagione d’oro, il 2005. Dopo aver mandato a raccogliere gloria nel “suo” Giro delle Fiandre il gregario Devolder, l’uomo di Anversa ha pensato fosse tempo di riprendersi una vittoria di prestigio, condita da un tempo primaverile che ha reso meno “epica” la cavalcata dei corridori, ma non meno avvincente.

Boonen ha regolato allo sprint un terzetto di altissimo lignaggio ciclistico sul pavè, con Tre Fiandre e due Roubaixnel palmarès: Fabian Cancellara e Alessandro Ballan. I tre si erano involati a trentacinque chilometri dal traguardo, dopo aver mosso alcune pedine ( Devolder e McGrady) per saggiare il terreno, salutando il resto della compagnia con un’ azione potente e affilata come una lama. Essendo il belga il più veloce, Cancellara avrebbe dovuto provarle tutte, con quelle sue classiche tirate da cronoman che sono ormai il marchio di fabbrica del pupillo di Bjarne Rjis. Ma Boonen appariva troppo in palla, e in alcuni frangenti, come sul Camphin-en-Pévèle, era il capitano della Quick-step a dare l’impressione di voler lasciare la compagnia: difficile ipotizzare una manovra a tenaglia italo-svizzera per emarginare Tom. A 17 chilometri dall’arrivo, al Carrefour d’Arbres, l’elvetico paisà provava finalmente la stoccata da finisseur à la Sanremo, ed era lo stesso Boonen a ricicuire lo strappo senza spettinare più di tanto la criniera, dato che Ballan era sembrato sorpreso. Il portacolori della Lampre non è sembrato in una giornata da leoni, nessuna sciabolata è partita dal suo pedale, come se volesse accontentarsi di un podio di prestigio accanto ai due mostri sacri, uno dei quali appariva in giornata di grazia. Non a caso il veneto è entrato per primo nel velodromo di Roubaix, come se dovesse tirare la volata a un Boonen che in tutta scioltezza ha messo il turbo vincendo con 10 metri di distacco. Per pedale azzurro, la speranza di cogliere la prima affermazione di prestigio in quella che un tempo era la vecchia coppa del mondo passa domenica per l’Amstel Gold Race e una settimana dopo per la vera regina delle classiche, sovente territorio di caccia tricolore: la Liège-Bastogne-Liège.

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Di Luca: la pipì degli angeli può costargli due anni

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 27 Febbraio 2008 @ 15:08

Mentre qualcosa, dopo gli anni dell’immobilismo, si muove anche in Spagna ( Operacion Puerto riaperta, Contador apppiedato dal Tour) Torquemada Torri si riprende il centro della ribalta e piazza un affondo dei suoi. L’Ufficio di Procura antidoping del Coni ha disposto il deferimento di Danilo Di Luca al Giudice di ultima istanza. La vicenda è relativa al controllo antidoping eseguito dopo la tappa dello Zoncolan, la 17ª del Giro d’Italia 2007, che aveva evidenziato valori giudicati “anomali” dagli ispettori del Coni. Il vincitore dell’ultima corsa rosa, già sospeso per tre mesi in seguito alla frequentazione del dottor Santuccione alla vigilia del Mondiale di Stoccarda, rischia due anni di squalifica per violazione dell’articolo 2.2 del Codice Wada.

La Procura antidoping del Coni contesterebbe al killer abruzzese di essersi sottoposto a una flebo (di acqua o fisiologica) nel tempo intercorso tra il controllo antidoping Uci della tappa Zoncolan e il controllo a sorpresa a cui la Procura ha sottoposto il vincitore della corsa rosa 2007 la sera stessa dello Zoncolan. A dicembre l’abruzzese era stato ascoltato da Ettore Torri, capo della Procura antidoping, che aveva comunicato i risultati della relazione del professor Cappa, illustre ematologo, chiamato a spiegare le edulcorazioni ( la famosa “pipì degli angeli” ) riscontrate nei profili ormonali. La tappa dello Zoncolan fu l’unica chiusa in affanno da Di Luca, il quale arrivò leggermente staccato dal trio di testa Simoni, Piepoli e Schleck.

La richiesta è di quelle che fanno tremare i polsi, e pare francamente eccessiva ( non trattandosi di positività oggettiva). Di Luca ha gia’ dovuto saltare l’ultimo Giro di Lombardia per via di una squalifica di tre mesi decisa il 16 ottobre 2007 dal Gui nel corso dell’inchiesta Oil for Drug. Invece, per il deferimento nel corso dello stesso procedimento aveva perso il Mondiale di Stoccarda ed era stato squalificato dalla classifica del Pro Tour 2007, nella quale era il primo in graduatoria. Dopo l’anno da sogno, nel quale aveva dominato Liegi-Bastogne-Liegi e Giro, che è sfociato in incubo, per Di Luca il 2008 potrebbe essere ancora più amaro.

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Bomans giudica Varese 2008: “tracciato da duri”

Archiviato in: Mondiali di Ciclismo 2008 — Enrico Ramani 11 Febbraio 2008 @ 15:42

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In Belgio il ciclismo è lo sport nazionale, e il piccolo paese schiacciato tra Germania e Francia non a caso ha sfornato il più grande ciclista di sempre, Eddy Merckx. La supremazia belga nel pedale è del resto sancita anche dall’albo d’oro dei mondiali su strada, prova su strada categoria élite: per ben 25 volte corridori fiamminghi o valloni hanno indossato la maglia iridata, contro le 18 dell’ Italia e le 8 della Francia. E’ quindi logico che il commissario tecnico della nazionale belga Carlo Bomans stia scrutando il percorso di Varese 2008, desideroso di proseguire la tradizione aurifera e di dare un seguito alla vittoria iridata di Tom Boonen a Madrid 2005.

Bomans, ex compagno del c.t. azzurro Franco Ballerini ai tempi della Mapei, ha compiuto un’accurata ricognizione sul tracciato varesino. Ecco le sue dichiarazioni: E’ un circuito molto nervoso e più impegnativo di quello di Stoccarda, perché il tracciato presenta ininterrottamente curve, salite e discese: non sarà facile interpretare tatticamente la corsa. ”

Il faro della corsa per Bomans sarà ovviamente Tom Boonen: l’iridato 2005 per prepararsi al meglio alla kermesse varesina rinuncerà alle Olimpiadi di Pechino. Il vincitore di Giro delle Fiandre e Parigi- Roubaix 2005 dovrà però resistere su un percorso forse troppo duro per le sue caratteristiche, probabilmente più idoneo per un Oscar Freire in ambito ruote veloci. Senza contare che l’armata italiana ha già dimostrato a Stoccarda di aver ormai imparato a eliminare tale tipologia di corriodori, rendendo la lotta serrata ed evitandoli di portare in carrozza all’arrivo come in passato. Il c.t belga ha poi concluso : “Avrò il tempo di analizzare meglio le salite di via Montello e dei Ronchi, decisamente diverse tra loro. Dopo l’ultima ascesa si affronterà il lungo falsopiano che immette all’ippodromo Le Bettole, sede di arrivo: l’ingresso nell’impianto ippico è stretto e potrebbe rivelarsi pericoloso.” Le alternative per la squadra belga saranno probabilmente Stijn Devolder, campione nazionale e corridore capace di fare una corsa alla Cunego o alla Valverde su tale tracciato, ma anche Nick Nuyens: Bomans punta molto sul giovane di Anversa, tanto da avergli consigliato di disputare la Vuelta per arrivare in forma all’appuntamento varesino.

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Mondiali Varese 2008: si scalda il motore

Archiviato in: Mondiali di Ciclismo 2008 — Enrico Ramani 7 Febbraio 2008 @ 15:56

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La stagione di ciclismo 2008 tira fuori i primi vagiti, ma già si pensa a uno degli avvenimenti clou: i mondiali su strada di Varese 2008. Dal punto di vista organizzativo, la macchina procede di buona lena, non lasciandosi al momento tangere dalla lotta politica intestina tra UCI e organizzatori dei Grandi Giri sul problema del PRO TOUR. Snodo cruciale è stato il felice risolversi della “questione ippodromo“: il Comitato Organizzatore potrà disporre dell’Ippodromo “Le Bettole”, sede di partenza ed arrivo di tutte le prove previste dal calendario iridato, a cronometro ed in linea. All’interno della struttura saranno allestite varie tribune, verranno posti la sala stampa ed il villaggio commerciale oltre a tutti i servizi tecnici indispensabili per una manifestazione di livello mondiale. L’ UCI ha dato l’ ok affinché venga utilizzata la denominazione “Cycling stadium” nel corso dei Mondiali, al fine di caratterizzare il fulcro della manifestazione. A questo punto si dovrà perà trovare un marchio commerciale capace di combaciare ai fini del marketing con lo “stadio del ciclismo”. La visibilità è garantita, dunque la necessità di Varese 2008 di trovare altri, poderosi partner commerciali potrà attivare diversi circuiti virtuosi.

Il mese di gennaio ha visto altri importanti tappe per la macchina organizzativa. A fine mese l’ UCI ha reso noto l’esito della visita di un numero di alti papaveri della federazione, guidati da Phillippe Chevalier, per compiere un esame minuzioso e accurato del giocattolo Varese 2008: il giudizio dell’UCI è stato decisamente lusinghiero per il capoluogo lombardo. Promozione a pieni voti per tutto quanto concerne percorsi, viabilità, accessibilità, aree destinate a squadra e stampa,a ccoglienza alberghiera, et cetera. Un punto davvero focale, visti i disastri logistici dei mondiali 2007 a Stoccarda.

Chevalier ha dichiarato: «Il Mondiale di Varese? Se tutto procede come prospettato nei programmi che abbiamo studiato in questi giorni, sono sicuro tutto andrà per il meglio. La qualità sportiva dei percorsi in linea e a cronometro è eccellente, mentre siamo soddisfatti del lavoro fatto con le forze dell’ordine e gli organizzatori per tutto quello che riguarda l’accesso alla città, i parcheggi, la circolazione». La prova del nove a livello organizzativo sarà data dalla tappe del Giro d’ Italia 2008 che il 29 maggio arriverà a Varese, e dal consueto appuntamento agostano delle Tre Valli Varesine.

Dal punto di vista prettamente tecnico-agonistico, proseguono le ricognizioni delle squadre nazionali. Sempre nel mese di gennaio, una delegazione di tecnici francesi, guidata dal direttore delle nazionali, Patrick Cluzaud, ha svolto una minuziosa ed accurata ricognizione sui circuiti varesini. Fre’de’ric Moncassin, ex professionista, vincitore di tappe al Tour, dal 2004 responsabile dei professionisti ha giudicato ”molto logorante” il tracciato della prova in linea. “Rispetto a Stoccarda il percorso varesino consente una rosa piu’ vasta di candidati alla vittoria. In Germania il favorito d’obbligo era il superbo Bettini mentre qui a Varese credo che dovra’ confrontarsi con un maggior numero di avversari. Per quanto riguarda la prova a cronometro il percorso esaltera’ sicuramente gli specialisti anche se il finale in salita puo’ rappresentare un difficile ostacolo“. Positivi giudizi sui percorsi anche da parte di Ge’rard Brockx, responsabile della nazionale femminile e di Bernard Bourreau che si occupa degli Under 23. “Il tracciato della cronometro femminile -ha detto Brocks- è molto impegnativo. Fortunatamente le ragazze avranno la possibilita’ di visionarlo in occasione della prova di Coppa del mondo che si disputera’ qui a Varese nel mese di marzo e che effettuera’ il percorso in senso inverso“. Infine Bourreau ha sottolineato “l’importanza del tratto iniziale pianeggiante per la prova a cronometro degli Under 23” complimentandosi con gli organizzatori per la scelta dei tracciati, degni di un campionato mondiale.

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Riccardo Riccò: orizzonti di gloria

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Enrico Ramani 2 Febbraio 2008 @ 15:31

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Riccardo Riccò è stato certamente il personaggio di maggior spicco mediatico nel panorama ciclistico azzurro del 2007. Non ha vinto un grande giro come Di Luca, non si è confermato campione del mondo come Bettini, ha persino perso in volata il Lombardia: ad essere cattivi come Fiippo Pozzato, “non ha vinto che una tappa al Giro regalata da Piepoli“. Eppure il “cobra” emiliano ha saputo toccare le giuste corde degli addetti ai lavori e degli appassionati. Velenoso tanto negli strali e nelle polemiche contro i colleghi, quanto in quelle sparate in salita che gli hanno regalato la notorietà, come lo stupendo e illusorio scatto sul Poggio, che lo ha rivelato al mondo nella Milano-Sanremo di un anno fa, o con la cavalcata con il “trullo volante” verso le Tre Cime di Lavaredo.C’è ormai un’ampia letteratura in merito alle polemiche tra Riccò e i suoi colleghi. Riccardo è un cavallo di razza, e come tale ama correre a briglie sciolte. Non apprezza certe logiche corporative in seno al gruppo: è rimasta celebre la sua definizione di “vegetali” per i corridori che sfruttano il lavoro altrui e per i vari succhiaruote. Se interpellato sui colleghi, non sciorina il consueto campionario di luoghi comuni degli sportivi, ma dimostra di pensare con la propria testa e sovente affonda la lama: ne sa qualcosa lo stesso Pozzato, definito “un campione con la c minuscola“, o lo stesso Vincenzo Nibali, altro corridore giovane che darà vita con Riccardo a eccitanti duelli, ne siamo certi. E sovente certi atteggiamenti si pagano: tutti ricordiamo la vendetta del plotone al Giro, quando la sua fuga con relativa possibilità di andare in rosa venne tarpata con l’isolamento di Riccò nella tappa di Fiorano. Questa sua spacconaggine un po’ ruspante e naif lo fa però amare al grande pubblico, anche perché in corsa ciò si traduce con una generosità fuori dal comune. Lo ha dimostrato del resto proprio al Lombardia, dove non si è prestato a calcoli e ha ravvivato la corsa pur consapevole che arrivando in volata con Damiano Cunego sarebbe stato battuto.

Riccò ricorda un po’ Claudio Chiappucci: anche il diablo varesino agitava le acque con i suoi inimitabili slanci, ed era sovente tagliente e sprezzante nei giudizi sui colleghi, molti dei quali lo detestavano perché li obbligava con le sue fughe a fatiche immani per rientrare entro il tempo massimo. Lo scalatore modenese ha pero una classe intrinseca superiore a quella dello sfortunato omino di ferro: i suoi orizzonti ci paiono perciò più rosei. Al Giro d’Italia 2008 la risposta, e stavolta il golden boy avrà i gradi di capitano della Saunier Duval accanto a Piepoli: il percorso piace parecchio a Riccò, il quale farà sognare tutti i tifosi nella salita romagnola del Carpegna, quella in cui Marco Pantani preparava i suoi trionfi al Giro e al Tour. La definitiva consacrazione di Riccardo Riccò sarà con ogni probabilità su quelle rampe.


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Loddo brucia Boonen, prima vittoria azzurra del 2008

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 30 Gennaio 2008 @ 16:44

Primo sigillo per pedale azzurro nel 2008 ad opera di Alberto Loddo, il ventinovenne velocista sardo, della Tinkoff Credit Systems. Il corridore di Capoterra ( provincia di Cagliari) sul traguardo della quarta tappa del Giro del Qatar (Khalifa
Stadium-Al Khor Corniche di 131,5 km) ha magistralmente preceduto l’ex campione del mondo Tom Boonen (leader della corsa e vincitore delle tappe precedenti) e tutto il gruppo. Uno sprint di rara potenza quello di Loddo che con grande mestiere ha saputo contenere il ritorno degli avversari: ”E’ stato come toccare il cielo con un dito anche perché battere un Boonen di questa portata non era cosa facile ma grazie all’aiuto dei miei compagni
di squadra ci siamo riusciti
- ha commentato Loddo-. Dedico questo successo al presidente Oleg Tinkov e soprattutto a Ernesto Colnago che fortemente mi ha
voluto in questa squadra
”. Fu infatti Colnago a traghettare dal mondo dei dilettanti
al professionismo l’unico corridore sardo attualmente nel plotone dopo il passato di quest’ultimo per i tipi della Zoccorinese di Olivano Locatelli con la quale ottenne 26 affermazioni.

Loddo sta dimostrando che il suo curriculum, che ne fa il corridore sardo più vincente di sempre, non è certo dovuto al caso e spera di proseguire in scioltezza questa annata, anche per dimenticare la grande amarezza di un anno fa. Nel 2007 infatti, come tutti ricordano, il Giro d’Italia fece il suo ritorno in Sardegna dopo 16 anni, ma la allora squadra di Loddo non venne invitata. Amarezza acuita dal fatto che vi era una tappa, la Barumini-Cagliari, che sembrava appositamente disegnata per le doti di Loddo, con l’arrivo pianeggiante nel porfido di Via Roma che poi sarebbe stato appannaggio del principe delle ruote veloci, ovvero Alessandro Petacchi, con Loddo che dovette accontentarsi di commentare la corsa in tv.
Un destino che sembra da sempre negare a Loddo la possibilità di essere profeta in patria, per lui che a 16 anni fu costretto a emigrare in Lombardia per inseguire la sua passione, data la cronica debolezza del settore in Sardegna, e che sembra proseguire con l’annullamento del Giro Di Sardegna 2008, che pareva ormai essere riapparso nel calendario delle corse dopo 10 anni di oblio. Una vittoria ottenuta contro un avversario del calibro di Boonen e la consapevolezza che una squadra importante come la Tinkoff ha puntato su di lui, può servire come un’ ulteriore iniezione di fiducia. Senza contare che nelle fila del team russo figurano elementi come Serov,Trussov e Rovny ( tutti con un passato nel quartetto dell’inseguimento a squadre) o lo stesso Ignatiev ( quando non parte per le sue celeberrime fughe da lontano): tutta gente in grado di superare i 60 Km all’ora in pianura e di costituire quel “treno” che è sovente premessa indispensabile per le vittorie delle ruote veloci.loddo.jpg

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Il lungo addio: la T-mobile lascia il ciclismo

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Enrico Ramani 28 Novembre 2007 @ 01:15

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Deutsche Telekom uber alles“. Questo era il titolo della Gazzetta dello Sport in una delle tante giornate di quel Luglio 1996 in cui la squadra tedesca aveva stravinto il Tour de France. Le imprese di Zabel, Ullrich e Riis palesavano una superiorità schiacciante, che venne coronata col trionfo di Bjarne sui Campi Elisi. I tempi cambiano, dalla telefonia fissa si è passati a quella mobile, e così la T-Mobile si è sostituita come marchio di una squadra che ha goduto sempre di budget elevatissimi e che ha continuato in questi anni a ottenere grandi vittorie. Dal trionfo di Jan Ullrich al Tour 1997 alla clamorosa tripletta alle Olimpiadi di Sydney, superando persino i vincoli nazionali di quella particolare gara. Grazie al potere mediatico-economico del colosso tedesco e alla popolarità di Kaiser Jan, il ciclismo in Germania è passato dal rango di sport per salutisti e cicloamatori a fenomeno di massa capace di rivaleggiare con calcio e F1.

Quella corazzata delle due ruote non esiste più: la T-Mobile abbandona il ciclismo. Esplicito il commento del capo della filiale del gruppo Deutsche Telekom : “Abbiamo preso questa decisione per prendere le distanze dal ciclismo e dalle recenti vicende di doping”, ha fatto sapere Hamid Akhavan. “Non è una decisione che prendiamo a cuor leggero, visto il sostegno che abbiamo dato per tanti anni al ciclismo professionistico e visti i progressi compiuti dal management guidato da Bob Stapleton . Abbiamo lavorato duramente, in collaborazione con la dirigenza, per un ciclismo pulito. Adesso abbiamo deciso di destinare le nostre risorse ad altre attività”.

Tutto era cominciato col coinvolgimento di Ullrich nell’ affaire Puerto, con la cacciata del Kaiser alla viglia del Tour 2006. Le rivelazioni sul doping sistematico negli anni 90, con i mea culpa di Zabel e Riis avevano poi macchiato indelebilmente l’epo-pea di quei giorni. Le polemiche confessioni di Sinkewitz hanno infine dato il colpo di grazia. Scompare dunque un nome emblematico di splendori e ambiguità degli ultimi 10 anni di ciclismo, con corollario di corridori, tecnici e massagiatori da oggi sulla strada. La fuga degli sponsor è dunque l’ennesima brutta notizia per questo sport.

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