Italia Ciclismo

Alejandro Valverde : cosa farà da grande ?

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Enrico Ramani 28 Novembre 2008 @ 01:03

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E’ indiscutibilmente il ciclista il più completo al mondo, assieme a Damiano Cunego. Capace di essere competitivo come nessuno nelle corse a tappe e nelle corse di un giorno. Il palmares della stagione 2008 parla chiaro del resto: ha vinto la Liegi, la Classica di San Sebastian, Il Delfinato, il titolo nazionale spagnolo. Tour e Vuelta lo hanno visto raccogliere tre tappe, e finire comunque piazzato tra i primi dieci. Soltanto una giornataccia in ciascuna delle due corse gli ha impedito di salire sul podio. Alle Olimpiadi è stato marcato a uomo da Bettini, risultando però decisivo per la vittoria di Sanchez mentre al mondiale di Varese è stata soltanto la scellerata tattica di Freire e di Antiquera a impedirgli di giocarsi l’iride. Non a caso, ha terminato al primo posto la classifica UCI. Eppure….eppure manca qualcosa ad Alejandro Valverde. Manca forse l’affermazione che vale una carriera. Tutti i grandi di Spagna hanno del resto vittorie prestigiose. Alberto Contador sfoggia la tripla corona, Sastre e persino Pereiro il Tour, Freire il tris iridato e Sanchez i cinque cerchi olimpici. Per Valverde c’è solo una doppietta alla Liegi. Troppo poco per uno col suo talento, per uno che quando battè Armstrong a Courchevel nel 2005 furono spese queste parole proprio da Lance: “Oggi abbiamo visto il futuro del ciclismo”.

 

Cosa riserverà il 2009 a Valverde? Sicuramente il suo principale obiettivo sarà il mondiale: il percorso di Mendrisio è bello tosto, quasi una Liegi, e se gli equivoci tattici che hanno minato l’Armada iberica Alejandro contenderà a Cunego l’agognato iride. Due argenti e un bronzo ottenuti dal murciano in passato meritano di essere aggiornati dal metallo più prezioso. E il Tour? Alejandro si dice fiducioso, anche se ci pare difficile possa impensierire uno specialista delle corse a tappe quale Contador ( senza contare l’incognita Armstrong).Soprattutto se paleserà ancora quella difficoltà a reggere le tre settimane che gli hanno sempre fatto patire almeno un giorno di crisi ( quest’anno a Hautacam), ma anche una certa incapacità di leggere tatticamente la corsa ( come palesato alla Vuelta). Dura la vita per i corridori completi del resto: e Damiano Cunego ne sa qualcosa. Sono però questi i corridori per cui facciamo il tifo.

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Ballan, il mondo è tuo

Archiviato in: Mondiali di Ciclismo 2008 — Junio Murgia 29 Settembre 2008 @ 12:52

Trionfo azzurro nel mondiale di Varese. Aldilà di ogni più rosea aspettativa. L’iride conquistato da Alessandro Ballan e l’argento di Damiano Cunego firmano una doppietta azzurra semplicemente esaltante e che non si registrava a questi livelli dal 1995, quando Miguel Indurain regalò in Colombia da gran signore a Abraham Olano il primo, storico iride per la Spagna (doppietta bissata nel 2003 con la meteora Astarloa e il giovanissimo Valverde). Proprio gli iberici erano i grandi favoriti nel circuito lombardo, dopo una stagione trionfale in ogni dove. Bene, gli uomini di Antequera non sono stati battuti, bensì stracciati e umiliati sotto ogni aspetto dai Ballerini boys. Gli spagnoli che in tutti gli sport, a cominciare dal calcio, si vantano di essere i profeti delle pirotecnie, hanno offerto ieri uno spettacolo vergognoso, all’insegna del peggior catenaccio, pur schierando un autentico dream team (da Freire a Contador). Prima lasciando soltanto sulle spalle degli azzurri l’inseguimento della fuga a tre che ha caratterizzato la prima parte della corsa iridata, poi addormentando la corsa assieme ai belgi (che però disponevano della sola carta Boonen da giocare in volata). E’ qui Ballerini e Bettini hanno teso il trappolone agli iberici al dodicesimo giro: sul Ronchi si forma un gruppetto di otto corridori, tra cui Alejandro Valverde e Paolo Bettini, ciascuno con due gregari. Potrebbe essere l’azione decisiva, e i due più grandi corridori al mondo per corse in linea potrebbero giocarsi alla pari il titolo 2008. In situazione analoga, Bettini l’aveva spuntata su “Valv-Piti” a Salisburgo nel 2006, perdendo però a Liegi lo stesso anno. Ma Bettini è uno spauracchio per Antequera, che ordina di non collaborare, puntando tutto sul vecchio Oscarito nelle retrovie. Ballerini non si scompone, e visto che Bettini è marcato a uomo manco fosse Maradona ai bei tempi, fa scattare il piano B. Si muovono nell’ultimo giro i tre moschettieri veneti, e gli spagnoli rimangono in mutande perché c’è solo il povero Rodriguez nel gruppo di testa. Valverde non muove un dito per far rientrare Freire mentre Bettini ridacchia: c’è l’eterno, generoso, immenso perdentone Rebellin come a Pechino, ma ci sono soprattutto Ballan e Cunego e l’oro non può assolutamente sfuggire. Resta da capire se sarà Alessandro a fare la stoccata da finisseur o se Damiano uccellerà tutti in volata. Ogni dubbio viene dissipato quando il vincitore del Fiandre 2007 a tre chilometri dall’arrivo parte come un Cruise (o come un Cancellara), ridefinendo il concetto di “fucilata azzurra” in un Mondiale. Entra da solo nell’ippodromo, con tutto il tempo di rendersi conto dell’impresa portata a termine prima di tagliare il traguardo. Cuneo vince con agilità la volata per l’argento, metallo dal sapore dolce-amaro, e senza ipocrisia Damiano non nasconde il suo disappunto. Il futuro, fin da Mendrisio 2009, sorride però al veronese, soprattutto se abbandonerà quelle velleità da Grande Giri che rischiano soltanto di snaturare il suo potente motore. Chi non ci sarà più è Paolo Bettini, qui all’Ultimo Valzer e cui la tattica scellerata degli spagnoli ha impedito di giocarsi il tris in un testa a testa da leggenda con Valverde. Ma il suo congedarsi mano nella mano con l’altro grande al passo d’addio, Erik Zabel, è stata comunque un’ immagine indimenticabile.

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Italia-Spagna: resa dei conti a Varese

Archiviato in: Mondiali di Ciclismo 2008 — Junio Murgia 26 Settembre 2008 @ 08:56

Il gran finale dei mondiali di Varese riserverà domenica la sfida finale tra la corazzata iberica e pedale azzurro. Nell’anno d’oro dello sport spagnolo, il ciclismo ha fatto la parte del leone. Tutti e tre i grandi Giri conquistati sono ovviamente il fiore all’occhiello, assieme alla Liegi rivinta da Valverde e all’oro olimpico di Sanchez. Impotente nei grandi giri se non per le “imprese” di Riccò rispetto allo strapotere del miglior corridore al mondo ( Alberto Contador), il nostro ciclismo si appella ai propri campioni nelle gare di un giorno per evitare il completo dominio iberico, onta che oltretutto si consumerebbe sul suolo italico.

L’antipasto è stato del resto servito a Pechino, quando Samuel Sanchez ha beffato l’eterno secondo Davide Rebellin sul suolo olimpico, dopo una corsa in cui i due squadroni si erano controllati e temuti a vicenda. Paolo Bettini allora si nascose con la scusa della marcatura a uomo nei confronti di Valverde, ma in realtà non aveva la gamba necessaria quando Schleck fece l’azione decisiva e il “sacrificio” di favorire Rebellin gli è anzi servito per reclamare i pieni gradi per l’appunamento iridato, in cui avrà i tre moschettieri veneti al suo pieno servizio nei momenti cardine. Il principale avversario del Grillo nella corsa ad un tris mondiale consiecutivo mai riuscito a nessuno sarà un altro cacciatore di record, Oscar Freire, che ha nel mirino il quarto alloro assoluto. Tra i due sarà la resa dei conti definitiva, la prima diretta dai tempi di Lisbona 2001, quando la volpe cantabrica sfruttò alla perfezione le magagne azzurre e beffò Paolo sul traguardo. Il percorso di Varese non è durissimo e i vari Contador e Valverde avranno il compito di pilotare Oscarito a un arrivo ristretto, chiudendo tutti i varchi magistralmente come a Verona nel 2004. Se Bettini non vorrà correre il rischio della beffa come 7 anni fa, dovrà cercare di far saltare prima il banco, magari trascinando con sé proprio quel Valverde desideroso di riscattare con l’iride il disastro della Vuelta. Un rompicapo non da poco, ma la strada per la tripletta iridata si gioca sull’isolamento di Freire.freire-arrivo.jpg

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The Boss is back: Armstrong è di nuovo tra noi.

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 9 Settembre 2008 @ 22:58

Avrete sicuramente visto, in pieno periodo olimpioco, uno spot della Nike in cui tra le varie stelle appariva un Lance Armstrong prima agonizzante in ospedale e poi sfavillante in maglia gialla. Non è passato tanto tempo, e dopo le voci dei gorni scorsi circa un ritorno alle corse del sette volte vincitore del Tour de France, ecco che lo stesso campione del mondo 1993 ha sciolto il nodo gordiano e annunciato il sensazionale ritorno. “Sono felice di annunciare che, dopo averne discusso con i miei figli, la mia famiglia e i miei amici più intimi, ho deciso di tornare al ciclismo professionistico per cercare di alzare l’attenzione sulla lotta contro il cancro. Solo quest’anno oltre otto milioni di persone moriranno per questo male in tutto il mondo. E’ tempo di lottare contro il cancro ad un livello globale“.

In attesa che il cowboy texano annunci a fine mese i programmi ( sempre i soliti, tutto ruota intorno all’ossessione gialla) e la sua prossima squadra ( con ogni probabilità tornerà alla corte di Bruyneel all’Astana, e Contador inizierà a pensare anche per il 2009 a Giro e Vuelta), la notizia è di quelle destinate a scatenare dibattiti infiniti tra bar e forum virtuali, generando una serie infinita di spunti sulla Grand Boucle 2009 e nei meandri di un doping visto dai media come sempre più inscindibile dal ciclismo. L’astuto Lance, autentico genio dei media e cuore tenero come pochi, non ha mancato di fare riferimento alla lotta al cancro come motivazione del suo rientro e si è subito schierato a favore dei controlli anti-doping che inevitabilmente subirà nella sua terza vita da ciclista per dissipare le nubi che da sempre aleggiano sui suoi stupefacenti trionfi. Una cosa è certa: nel Luglio 2009, non ci sarà da annoiarsi.

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L’impresa di Sastre, l’errore di Rjis

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 24 Luglio 2008 @ 12:23

Una vita da gregario, per Carlos Sastre. Una vita di piazzamenti, e la grande occasione della vita buttata via nel 2006, il Tour più mutilato della storia. Di solito certi treni passano una sola volta nella vita, ma il destino è stato generoso quanto Carlos lo è stato nella sua carriera. Il treno della gloria è riapparso improvvisamente all’ Alpe d’Huez e Carlos c’è salito prontamente, con quella sua eterna faccia triste, per cogliere la vittoria più prestigiosa della sua carriera.

Partito subito ai piedi della salita, l’uomo di Avila pensava probabilmente di puntare solo alla vittoria di tappa, e questi erano probabilmente anche i piani di Bjarne Rjis. Diversamente, “monsieur 60%” avrebbe affiancato a Carlos quell’Andy Schleck pimpante come non mai sui tornanti dell’Alpe. Un gregario deluxe, tipo il Pantani dell’izoard 2000 con Garzelli, che mentre Carlos si involava in solitario, rimaneva dietro a fare da balia al fratellone Schleck, con una pedalata tanto agile da non fare sforzo, mentre gli Evans, i Menchov, i Valverde annaspavano come non mai ( e anche l’uomo a Pois Bernard Kohl sarebbe arrivato al traguardo in stato comatoso). Se Rjis avesse ordinato a Andy di raggiungere Carlos, il vantaggio su Evans sarebbe con ogni probabilità cresciuto, togliendo al favorito australiano ogni possibilità di rimonta. Cadel ha adesso un minuto e mezzo da recuperare nell’ultima crono: non sono pochi, l’ultimo valzer contro l’orologio notoriamente rimescola un po’ le carte e Evans non è certo Indurain o Armstrong. A meno che nella tappa odierna con arrivo a Sant- Etienne Bjarne non decida di rimediare al suo errore sfruttando la preponderante forza della CSC (ieri abbiamo visto Cancellara tirare a tutta sul Croix de Fer, manco fosse Argentin sull’izoard per Berzin nel 1994…), per confezionare qualche imboscata ai danni di Cadel ( tipo Lemond- Pensec ai danni di Chiappucci nel Tour del 1990). Dopo aver già perso il Tour un anno fa per un’ inezia, a Cadel Evans staranno fischiando le orecchie.

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Riccò e l’ epocrisia

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 17 Luglio 2008 @ 22:59

Riccardo Riccò ha certamente sbagliato, se le cose stanno effettivamente come sembrano,e pagherà il suo prezzo. Credeva di farla franca usando un prodotto di nuovissima generazione, ma per una volta le guardie si sono rivelate più furbe dei ladri. Che poi possa essere finito in mezzo alla lotta intestina tra UCI, Organizzatori dei Grandi Giri e i professionisti dell’antidoping che utilizzano l’arma del doping come una clava per le loro beghe di potere, non cambia la sostanza delle cose. Le imprese del modenese vengono dunque azzerate e prese a simbolo dell’eterno cancro doping, nonostante Laurent Fignon dopo la vittoriosa cavalcata pirenaica di domenica l’avesse trovata più umana rispetto al duello di scatti e contro-scatti di un anno fa tra Contador e Rasmussen.

Ma questo passa oggi il convento, e i moralisti della domenica sono pronti al consueto scaricabarile, sulla falsariga dell’ormai celebre “Ex direttore della Rosea su Pantani”. Se pochi giorni fa Riccò era una potenziale miniera d’oro per tutti, catalizzatore di ascolti televisivi, interessi, denaro fresco degli sponsor, adesso è il simbolo del male assoluto, “kamikaze” vergognoso, che in realtà è solo vittima di un sistema che non riesce a scendere dalla propria giostra veloce e si trova oltretutto con la pistola puntata alla tempia, unico sport con controlli antidoping seri.

Il ciclismo però non morirà mai: per dirla con il Paolo Conte di “Bartali”: “da quella curva lui spunterà“, chiunque esso sia.

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Il morso del cobra: Riccò si esalta sui Pirenei.

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 14 Luglio 2008 @ 12:34

E bravo Riccardo Riccò! Il cobra emiliano coglie la seconda vittoria di tappa sui Pirenei in altrettante tappe di (semi) montagna, e fa pregustare quello che potrà avvenire quando saranno varcate salite ben più poderose, dalla Bonette a l’Alpe d’Huez: e i media, non solo italiani, giustamente glorificano l’azione dell’alfiere della Saunier-Duval, sgusciato via con la perversa sinuosità di un crotalo. Il magnifico scatto sull’ Aspin ha dato una bella mazzata al gruppo di “vegetali” arroccati intorno al claudicante leader in pectore Cadel Evans, con Valverde piantato nonostante disponga di una corazzata e i robotini CSC di “mister 60%” Bjarne Riis che si stanno dilaniando in rivalità interne, per poi risultare palesemente incapaci di organizzare l’inseguimento persino nella discesa verso il traguardo. Una vittoria che ha ricordato la prima di Marco Pantani al Giro d’Italia nel 1994, quando il Pirata scatto sul Giove approfittando del grande sonno dei vari indurain e Bugno per poi planare come un falco verso Merano.

L’unico ad aver acceso un po’ le polveri dietro Riccardino è stato nientepopodimeno che Vincenzo Nibali: sì, proprio lui, colui che da due anni viene immancabilmente citato dagli addetti ai lavori come il futuro campionissimo di pedale azzurro ma che in questo Tour si è già scornato sulle asprezze della Grand Boucle. Evidentemente geloso verso chi campione lo è nato e non ha bisogno di maturare per diventarlo, il siciliano ha provato a riportare sotto il gruppo: tutto inutile, Riccò non ha perso un secondo del suo vantaggio ed ha colto sua seconda vittoria ( facendo meglio del suo ex capitano Simoni, capace di cogliere in Francia soltanto una misera vittoria di tappa, a proposito di rosiconi).

Si sprecano ovviamente i paragoni con Pantani, ma andiamo cauti. Parliamo di due scalatori diversi,appartenenti soprattutto a due epoche diverse: Marco asfissiava gli avversari sapendo dare continuità alla sua bruciante sparata iniziale, Riccò deve ancora dimostrare ciò in una salita tipo il Mortirolo, ma vanta maggiore velocità rispetto al romagnolo. Sicuramente Riccò è animato dalla medesima irrazionalità creativa del Pirata, e in questo primo scorcio di Tour sta rammentando proprio le imprese di Marco nel suo primo Tour del 1994. Ricordate? Marco non vinse nessuna tappa, perché peccò di inesperienza, attaccando ogni qualvolta la strada saliva. A Hautacam scattò sulle prime rampe, pagando poi dazio alla ruggine data dai 10 giorni di pianura e venne ripreso da un Indurain scatenato. Sul Ventoux diede una dimostrazione di forza pazzesca, peccato che la cima fosse a 40 chilometri e venne poi agguantato in pianura. E sulle Alpi le fughe partite da lontano pianificarono regolarmente tutti gli scatti che fecero venire il mal di testa al divin tenebroso Navarro e che gli permisero comunque di scalzare i galletti Virenque e Leblanc sul Podio nei Campi Elisi. Riccò ieri ha tentato un azzardo simile, e i suoi avversari si sono rivelati talmente pavidi da permettergli di far fruttare al meglio le sue carte. Ma il bello deve ancora venire: la posta in palio potrebbe rivelarsi ben più ghiotta.
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Sella re delle dolomiti, Contador in rosa

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 25 Maggio 2008 @ 21:18

Ricordate quando Marco Pantani monopolizzò un weekend dolomitico nel lontano 1994, con vittorie nei tapponi di Merano e Aprica. Lì nacque la sua leggenda del Pirata, che rivelò al mondo la sua pelata nel Mortirolo, quando stacco Indurain: la montagna dell’estasi e del tormento per il romagnolo, che non riuscì più a tornare sulla regina delle montagne ( infortuni nel 96 e nel 97, la beffa dello stop di Campiglio proprio poche ore prima di transitare in un Mortirolo prostrato ai suoi piedi). In quel lontano 1994 Gazzetta dello Sport titolò “Pantani sei un mito”. Pur non avendo scombussolato la classifica come il Pirata a suo tempo, l’impresa di Emanuele Sella in questi due giorni merita certamente l’onore e la gloria. Più che a Pantani, lo scricciolo della CSF andrebbe paragonato a Virenque o Chiappucci, dominatori delle montagne mediante fughe a lunga gittata. Se nella tappa di Pampeago Sella ha beneficiato delle polvere bagnate e del catenaccio tra i big aspiranti alla rosa, l’affermazione odierna nel tappone “Dolomiti Stars” è stata a dir poco stupefacente, passando sempre per primo nei 6 gran premi affrontati, per finire ovviamente col più importante, il Fedaia-Marmolada, la montagna rosa dello stesso Pantani. Pur non avendo avuto carta libera come il giorno prima, sul Fedaia ha avuto una marcia in più arrivando persino a dilatare il suo vantaggio sul gruppo degli attendisti aspiranti in rosa.

Ancora niente di definitivo invece in ottica rosa. Pur in difficoltà sul Giau, Contador si è preso le stimmate del primato lasciando sfogare Riccò - rimasto privo del suo fido scudiero Piepoli - sulle spietate rampe della Marmolada, quelle stesse rampe che invece hanno clamorosamente respinto le velleità di un Pellizzotti attaccatosi da solo al gancio, mentre Kloeden ha confermato che le salite secche e aspre delle dolomiti non fanno al suo caso. Tenaci Di Luca, Simoni e Menchov, ma domani nella terribile cronoscalata di Corones la maglia gialla 2007 - al quale il sole della Playa de la Caleta prima del Giro pare abbia fatto benissimo - potrà dare il primo scossone alla classifica.

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Giro d’italia: l’eterna saga rosa al debutto

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 10 Maggio 2008 @ 13:48

Scenario epico per la partenza del Giro d’Italia, con la cronosquadre di Palermo che toccherà il Teatro Massimo. Chi si intende di cinema, ricorderà la tragica conclusione della Saga de “Il Padrino” con un magistrale Al Pacino proprio in quel sontuoso scenario. Nessuno spargimento di sangue, a meno che non sia quello dei vampiri dell’ UCI, nelle intenzioni di Zomegnan: il quale, per dare un po’ di interesse fuori dai patri confini a una corsa sempre più autarchica ( l’ultimo vincitore non italiano è stato Tonkov nel 1996) ha chiamato in extremis al capezzale della corsa rosa la discussa Astana e il suo tris d’assi Kloeden, Leipheimer e soprattutto Alberto Contador, re del Tour esiliato dalla Grande Boucle.

L’ex luogotenente di Ullrich viene da un Giro di Romandia corso a mille, è forte a cronometro e tiene bene in salita. Peccato che su salite come Marmolada o Mortirolo rischia di fare la fine del Zuelle 1998, dominatore tra cronometro e media montagna fino a quando lo scatto di Pantani sul Fedaia non gli fece perdere pure le mutande. Tutto da decifrare il ruolo di Contador, che in pratica arriva al Giro senza un’adeguata preparazione sulle gambe, nonostante ottimi riscontri al Giro dei Paesi Baschi di un mese fa. Poco spazio ci sembra avere Menchov: anche Zuelle arrivò in Italia con due Vuelta sul petto del resto….

Tra gli italiani,ci sarà certamente Danilo Di Luca in prima fila, e non solo perché la difesa della maglia rosa lo impone. La rabbia per aver dovuto perdere la “sua” Liegi farà il resto. A cercare di rompergli le uova nel paniere saranno l’eterno Simoni, che come sempre farà il diavolo a quattro sulle sue montagne. Vedremo poi come si comporterà la tenaglia di scalatori della Saunier-Duval. Riccardo Riccò non ha entusiasmato in qeusto primo scorcio di 2008, e dovrà chiedere al compagno Leonardo Piepoli perle della sua saggezza per gestire la propria esplosività in un’ultima settimana che promette faville. Per adesso, la carovana si fa cullare dalle fragranze mediterranee di un’isola che ha sempre regalato passione sicilia1_es.jpg

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Liegi sorride a Valverde, di nuovo “embatido”

Archiviato in: Notizie Ciclismo — Junio Murgia 28 Aprile 2008 @ 00:46

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Dopo una stagione di luci e ombre, Alejandro Valverde torna prepotentemente sulla scena, cogliendo la seconda vittoria in tre anni nella indiscussa regina delle classiche, la Liegi-Bastogne-Liegi. Un successo in pieno stile “Valv-Piti”, l’implacabile succhiaruote attendista che non ha quasi mai la gamba migliore, ma è il più scaltro, intelligente e dotato di quell’istinto killer capace di fregare i suoi avversari. A proposito di killer, mancava l’ultimo vincitore della Liegi, quel Danilo Di Luca che un anno fa si dimostrò pane duro per i denti da sciacallo dello stesso Alejandro, e il murciano ne ha prontamente approfittato per giocare come il gatto col topo coi suoi avversari.

A dire il vero, nel momento topico della corsa, Valverde ha tardato a mettersi in moto. Parliamo della splendida Côte de la Roche-aux-Faucons, a 20 km dal traguardo, l’inedita salita taglia-gambe che ha ulteriormente vivacizzato il canovaccio della Doyenne. Dopo che Paolo Bettini aveva illuso con alcuni scatti spettacolari sulla Redoute, Frank Schleck apriva il fuoco sulla salita che ha rimpiazzato la cara vecchia salita dell’Università, seguito a ruota da Davide Rebellin: era l’azione decisiva, anche perché Riis aveva mandato in avanscoperta il fratellino Andy per la manovra a tenaglia dei panzer CSC. Valverde riusciva però a riagguantare coi denti Schleck, a differenza dei due grandi favoriti della viglia, Cunego e Evans, che perdevano inesorabilmente le ruote.

Frank Schleck provava il numero sulla salita di Saint-Nicolas per scrollarsi di dosso il velocissimo Alejandro e l’irridicubile Rebellin, ma il suo forcing non aveva l’efficacia necessaria e nemmeno i tentativi di Andy di seminare zizzania nei tratti di falsopiano produceva effetto. Si arrivava cosi alla salitella che conduce al traguardo di Ans, laddove Bartoli nel 1997 fregò Jalabert e Zuelle, senza che nulla accadesse. Inevitabile la volata, vinta in scioltezza dall’embatido, il miracolato della Operacion Puerto che ritrova lo smalto giusto per avviarsi al Tour.

Grande sconfitta di giornata, la corazzata CSC: Frank Schleck è un perdente nato, e dovrà pensarci il ragazzino Andy a tenere alto il nome di famiglia, magari già al Tour. Brutta giornata anche per i colori azzurri: se il migliore è il trentasettenne Rebellin, qualcosa non funziona. Cunego è stato respinto proprio dalla nuova salita che aveva salutato come una benedizione, ei crampi nel finale lo hanno fatto scivolare ancora più indietro. Non pervenuto lo smargiasso Riccò della viglia, mentre i numeri di Bettini sono serviti solo al pubblico sulle strade.

Vincitrice assoluta, ancora una volta, la “doyenne”.

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